La Juventus esce dall’Olimpico con un punto che tiene accesa la corsa alla Champions League, ma il pareggio contro la Roma non cancella le criticità strutturali. La squadra bianconera alterna reazioni d’orgoglio a blackout preoccupanti, segno di un’identità ancora fragile. In un momento decisivo della stagione, il tema non è soltanto la classifica, ma la solidità complessiva del progetto tecnico.
Orgoglio sì, equilibrio no: il vero limite della Juventus
Alla Juventus il carattere non manca. Il gruppo ha ancora risorse mentali e qualità per rialzarsi nei momenti complicati. Tuttavia, nel calcio l’orgoglio non può sostituire la continuità. La Juventus paga una fase difensiva troppo vulnerabile: nelle ultime sette partite sono arrivati risultati deludenti e soprattutto un numero eccessivo di reti incassate. 2,85 a partita. E quando una squadra concede quasi tre gol a partita, diventa impossibile costruire un percorso stabile perché partire sistematicamente in svantaggio compromette qualsiasi piano tattico. È qui che si inserisce il lavoro di Luciano Spalletti, chiamato a trovare il punto d’equilibrio tra qualità di gioco e pragmatismo. Ma senza una base difensiva affidabile, ogni tentativo rischia di restare incompiuto.
Una rosa da completare: i nodi strutturali del progetto
Oltre agli aspetti mentali e tattici, emergono lacune evidenti nell’organico. La Juventus appare una squadra ancora incompleta in diversi reparti. In porta, l’alternanza tra Michele Di Gregorio e Mattia Perin non ha garantito quella sicurezza necessaria per una formazione che punta all’Europa che conta. In difesa manca un leader capace di guidare il reparto e accorciare con personalità. A centrocampo, nonostante la crescita di Manuel Locatelli, serve maggiore dinamismo e incisività nelle transizioni. In avanti, le difficoltà realizzative di Jonathan David e Loïs Openda hanno pesato in termini di punti lasciati per strada. Senza un rafforzamento strutturale, la rincorsa Champions rischia di trasformarsi in una corsa a ostacoli troppo complessa.
Il ritorno di Vlahovic e la rincorsa al quarto posto
In questo scenario si inserisce la notizia più attesa: il rientro imminente di Dušan Vlahović. Dopo quasi cento giorni di assenza dall’ultima gara contro il Cagliari e l’intervento per risolvere un problema muscolare, l’attaccante serbo è pronto a tornare a disposizione. Un recupero fondamentale nel momento più delicato del campionato. Vlahovic garantisce profondità, presenza in area e capacità di reggere il peso dell’attacco. La sua assenza si è fatta sentire sia sotto il profilo realizzativo sia sotto quello tattico. Tuttavia, affidarsi esclusivamente al suo rientro sarebbe riduttivo. Per centrare il quarto posto servirà un filotto nelle ultime undici giornate. In sintesi: La Juventus resta in corsa per la Champions League, ma il margine di errore è minimo.
