5 aprile 2000. Una data apparentemente come tante altre, ma non per due dei club più prestigiosi d’Europa. È il giorno in cui la rivalità Chelsea-Barcellona ebbe inizio. Una delle rivalità europee più sentite, tra due squadre che hanno apparentemente poco in comune fuori dal campo. Ma le sfide memorabili a cui hanno dato vita tra il 2000 ed il 2012 rimangono ancora indelebili. L’urna ha di nuovo messo di fronte Blues e catalani negli ottavi di finale della Champions League edizione 2017/18. E stasera si parte da Londra per altri 180 minuti di fuoco, come già successo per sei volte nella storia, tra il 2000 ed il 2012.

Chelsea-Barcellona, le origini

Che Chelsea-Barcellona potesse lasciare un segno nella storia del calcio europeo lo si poteva intuire già dal quarto di finale di Champions del 2000. Fu un doppio incontro in cui successe di tutto, soprattutto al ritorno al Camp Nou dopo il 3-1 per i Blues a Stamford Bridge. Il Chelsea venne accolto con una coreografia che recitava un simbolico “2-0”, risultato che serviva ai blaugrana per ribaltare il match. Il destino volle però che proprio sul 2-0 l’allora portiere dei catalani Hesp regalasse palla a Flo, già mattatore all’andata, mandando in fumo i piani del Barcellona. Il 3-1 non tardò comunque ad arrivare. A pochi minuti dal termine Rivaldo ebbe sui piedi anche il rigore del passaggio del turno nei regolamentari, ma calciò fuori. Si riscattò con un altro penalty nei supplementari, stavolta realizzato. 5-1 finale. Primo round vinto dal Barcellona.

Cinque anni dopo le due squadre si trovarono di fronte agli ottavi di finale. In panchina al Chelsea sedeva José Mourinho e quello del 2005 fu il primo doppio incontro disputato contro il Barcellona nella sua storia. Lo incontrerà altre 25 volte, ed è la squadra che ad oggi ha affrontato di più. E anche quella contro cui ha perso più partite (10). Anche la prima assoluta è stata una sconfitta, con un protagonista inatteso: Maxi López. L’argentino firmò nella gara d’andata il gol del momentaneo 1-1, segnando l’unico suo gol con la maglia del Barcellona. Finì 2-1 con Drogba espulso per un contrasto durissimo su Valdés. Ma l’assenza dell’attaccante ivoriano al ritorno non pesò particolarmente: 3-0 per i londinesi in 19 minuti. Servì la magia di Ronaldinho, da fermo, per accorciare fino al 3-2. Il secondo tempo fu spettacolare: portieri miracolosi, occasioni continue. Terry fissò il 4-2, diede al Chelsea il passaggio del turno. E alla storia del calcio europeo una gara (e una giocata, il balletto di Dinho) memorabile.

I quattro incontri del 2006

Dopo lo spettacolo del quarto di finale del 2005 l’urna iniziò a divertirsi – e divertire. L’accoppiamento Chelsea-Barcellona venne ripescato anche agli ottavi del 2006 e nella fase a gironi dell’edizione successiva. La rivalità iniziò ad accendersi anche a livello emotivo: l’ottavo di finale si risolse in poco, già all’andata il Barça espugnò Stamford Bridge con il Chelsea ridotto in 10 per un contrasto durissimo di Del Horno su Messi. Mourinho nel post-partita accusò Messi di essere stato troppo teatrale: “Il ragazzo è qualcosa più di un giocatore molto bravo. […] Non posso parlare della partita perché non c’è stata una partita“. Al ritorno il Chelsea non riuscirà nell’impresa di vincere al Camp Nou, un tabù ancora oggi non sfatato.

La piccola vendetta dello Special One arrivò ad ottobre. Chelsea-Barcellona, again. I Blues in piena emergenza e con il terzo portiere Hilário in porta vinsero a Stamford Bridge con gol di Drogba, alla sua prima marcatura contro il Barcellona. Concesse il bis al ritorno, nel recupero, per il 2-2 finale, in un match che è però ricordato soprattutto per il gol da ex di Eiður Gudjohnsen e per il colpo di genio di Frank Lampard. Una girata quasi impossibile dalla linea di fondo, uno dei capolavori che il leggendario numero 8 del Chelsea ha lasciato in eredità.

Iniesta, Ovrebo e “the disgrace”

I tempi erano maturi per un duello for the ages. 6 maggio 2009, semifinale di ritorno della Champions League 2008/09, Stamford Bridge. Dopo lo 0-0 dell’andata al Camp Nou, all-in a Londra. Ma di campo si parlerà troppo poco. Le premesse erano in realtà buone: una magia di Essien dopo 9 minuti fece esplodere Stamford Bridge. Poi l’arbitro norvegese Tom Henning Øvrebo – uno dei peggiori arbitri internazionali – diventò protagonista. Lasciò correre su almeno cinque episodi al limite nell’area del Barça: almeno un paio sembravano rigori netti. Il clima si fece sempre più caldo, i catalani rimasero anche in 10 dopo il rosso sventolato ad Abidal. Ma il Chelsea non la chiuse quella partita. E nel recupero, al terzo minuto, Iniesta firmò l’1-1 più incredibile e meno atteso.

L’epilogo – o il dramma – doveva però ancora consumarsi. Un altro sospetto fallo di mano fece inferocire tutto il Chelsea, in primis Ballack che inseguì Øvrebo per il campo per protestare. Il direttore di gara non ne voleva sapere: nessun rigore, partita finita e Barcellona ai quarti. L’immagine più significativa della serata la lasciò Didier Drogba uscendo dal campo: sguardo fisso alla telecamera e parole inequivocabili. “Are you watching this? It’s a disgrace, a disgrace! It’s a f…ing disgrace“.

Fuga per la vittoria

La vendetta il Chelsea se la prese nel 2012, di nuovo in semifinale. Contro ogni aspettativa. Il Barcellona di Guardiola era al capolinea, ma quella squadra sembrava ancora la più forte d’Europa. Eppure all’andata Drogba firmò l’1-0 per il Chelsea e Cech fece miracoli in serie per mantenere il risultato. Il palo di Pedro nel recupero e l’errore a porta vuota di Busquets completarono l’opera. Al Camp Nou però il centrocampista si fece perdonare segnando l’1-0 in un match che sembrava ampiamente indirizzato e senza storia: un assedio, con Messi a ridicolizzare di continuo la difesa di Di Matteo. In nove a protezione della porta più Drogba solo in avanti. Presto in difesa rimasero anche in otto, perché Terry perse la testa e rifilò un calcio ad Alexis: rosso automatico.

Proprio quando tutto sembrava perduto, Ramires in contropiede rivitalizzò il Chelsea con il gol del 2-1. Un pallonetto che sembrava pura illusione. E il Barcellona dovette rifare tutto da capo. Con un Messi così non sembrava un problema, ma Cech, come all’andata, indossò il costume da supereroe e parò tutto, con l’aiuto anche della traversa su un rigore calciato male da Messi. Dopo una resistenza incredibile, Fernando Torres nel recupero trovò campo per ripartire: una fuga di 60 metri palla al piede, chiusa con il dribbling su Valdés e il 2-2 finale che mandò il Chelsea in finale. Mettendo fine all’era di Guardiola al Barcellona. E redimendosi: el Niño era stato un acquisto flop, ma quella rete cambiò tutto. “50 million pounds have just been repayed“, urlò il telecronista inglese di quella partita. Anche per quella rete, per cosa ha simboleggiato, non si può considerare Chelsea-Barcellona una partita come tutte le altre.