Il Canale della Manica è il confine naturale che separa, a sud, l’Inghilterra dal resto d’Europa: la rotta con cui si impiega il minor tempo possibile per arrivare nell’entroterra del vecchio Continente è quella che porta da Dover, nota per le sue scogliere, a Cap-Gris-Nez (vicino a Calais, Francia). Dimitri Payet e Memphis Depay sicuramente non avranno utilizzato l’itinerario più breve ma avranno preferito l’aereo per lasciare la Gran Bretagna e giungere in quella che fu denominata Gallia sotto l’impero romano.

Il motivo del loro viaggio è spiritualmente simile: abbandonare le vecchie abitudini per ritrovare sé stessi. Ciò nonostante c’è una differenza di fondo nel loro trasferimento: il francese aveva bisogno di essere inquadrato in un progetto ben definito, il secondo di trovare quella libertà che solo in Olanda riuscì a farlo esprimere al meglio. Ordine, da una parte, indipendenza, dall’altra. L’ex West Ham sembra aver abbassato la cresta dopo aver costretto gli Hammers alla cessione mentre l’ala che fu dello United aveva solo bisogno di quello spazio vitale che una città industriale come Manchester non era in grado di offrirgli, al contrario di Lyon, più libertina e giovanile per certi aspetti.

L’impatto è stato di quelli che lasciano il segno: nel turno infrasettimanale entrambi hanno trovato la via del gol e le loro squadre sono tornate a vincere (2-0 l’OM, 4-0 l’OL), rilanciando le loro ambizioni nel lungo periodo. Se nel breve PSG e Monaco sembrano irraggiungibili, nei prossimi anni le squadre di due delle prime tre città più abitate della Francia cercheranno di scrollarsi di dosso la nomina di ‘nobile decaduta’. Impresa difficile, ma con l’aggiunta di qualche tassello del calibro di Payet e Depay la strada è sicuramente in discesa.

Infine, l’innesto di calciatori di tale livello (aggiungerei anche Draxler) regala nuova speranza al movimento calcistico francese il quale non sta vivendo il suo miglior periodo, anzi. La scorsa stagione il PSG ha ipotecato il titolo ancor prima di iniziare il campionato ma quest’anno la competitività di Monaco e Nice sta regalando nuova linfa alla battaglia per le prime posizioni. La dittatura dettata negli ultimi anni dal club parigino si pensava dovesse durare a lungo, ma Emery ha intrapreso strade più diplomatiche di quelle del suo predecessore, lasciando spiragli di possibilità agli uomini di Jardim, i quali giocano un calcio delizioso, e al Nizza di Balotelli, sorpresa al pari del Leicester o quanto meno di simile entità.

Al momento, però, il prodotto non è ancora vendibile come quello della Premier League o della Liga e anche una storia alla Davide contro Golia come quella dei ragazzi della Costa Azzurra sembra non avere conquistato il cuore di tanti appassionati che spesso si legano a questi club capaci di regalare una stagione da sogno, per poi tornare nell’anonimato della metà classifica. Un eventuale ritorno al vertice di OL e OM significherebbe allargare la base di sostenitori e coinvolgere un più ampio numero di spettatori, transalpini e non. In attesa che i tempi siano maturi i tifosi delle squadre olimpiche continueranno a godersi le giocate di Depay e Payet che, da sole, valgono già il prezzo del biglietto.