Generazione Spagna, ancora una volta i miglior giovani sono i loro. Una nazionale ancora una volta forte, bella da vedere e capace di crescere all’interno del torneo. Tutto cominciato con una sconfitta e continuato con l’abilità di saper comprendere gli errori. Via un pezzo alla volta tutti i problemi per ricreare l’idea di calcio che ha reso grande questo Paese nel suo millennio sportivo.

Una squadra alla quarta finale in cinque edizioni dell’Europeo Under 21, sconfitta una volta sola, capace di raggiungere l’Italia a quota 5 titoli, record assoluto della categoria. Quello che è stata l’Italia di Cesare Maldini negli anni ’90, l’Epopea degli Azzurrini, adesso è la Spagna, la miglior scuola di bel calcio.

Un gruppo di artisti del pallone, un blocco di giocatori tecnici che hanno fatto correre il pallone più delle gambe, trovando come risultato un incredibile equilibrio. CI sono volute sostanzialmente due partite per capire di che pasta fosse fatta questa squadra, prima di arrivare a quel 5-0 alla Polonia che ha cambiato tutto. Da lì in poi si è vista una qualità di calcio superiore a qualsiasi altra rivale del torneo, portandola di diritto a essere considerata la grande favorita.

Non ha potuto nulla la Francia, totalmente umiliata nonostante il vantaggio iniziale, non ce l’ha fatta neanche la Germania, che ha retto di più ma ha comunque sofferto soprattutto nella fase iniziale della gara. Tantissimi i talenti visti, la grande forza di questa squadra: giocatori già affermati ma ancora molto giovani e con grande margine. Fabián Ruiz e Ceballos sono state le stelle del torneo, due interpreti di assoluta qualità per un centrocampo fuori categoria a cui si è aggiunto in corso d’opera Marc Roca, uno degli elementi essenziali per far girare la squadra.

Poi davanti non c’era nessun vero 9, a parte Borja Mayoral che però con l’avanzare del torneo è stato declassato ad attaccante di riserva. Sono emerse le qualità di Olmo e Fornals, esterni atipici ma comuni nel calcio spagnolo, più i terzini che in un sistema di calcio così tecnico sono di fatto dei centrocampisti aggiunti. Ha faticato Aguirregabiria a destra, è esploso alla distanza Junior Firpo, un altro destinato a un futuro da grande.

Loro sono stati i grandi protagonisti di una Spagna da record, capace di vendicarsi di una Germania che le era inferiore anche due anni fa, ma che sul campo riuscì a mettere sotto scacco il talento degli avversari. Oggi la Roja di De la Fuente è una macchina di grande calcio, troppo forte anche per i veterani delle finali quali sono i tedeschi. La squadra ha saputo anche soffrire, anzi, ha segnato il 2-0 nel momento più difficile. Forse era quello l’unico step che mancava, riuscire a sopportare gli attimi di poco possesso: passo in avanti fatto nella partita più importante, quella del quinto titolo. Dalle lacrime di Cracovia alle gioie di Udine, la Generazione Spagna può tornare a festeggiare.