Niente schemi, niente palleggio ipnotico, niente ordine: a vedere gli ultimi dieci minuti giocati dal Manchester City contro il Liverpool non si direbbe che quella partita potrebbe decidere il titolo. Eppure, in quel caos di idee e di uomini, è venuta prepotentemente fuori tutta la forza mentale di Pep Guardiola, quella solidità che nelle ultime settimane la sua squadra pareva aver smarrito.

Davanti a lui la sua nemesi per eccellenza, Jurgen Klopp e quel Liverpool che prima di oggi non aveva ancora perso e che sembrava destinato a creare un divario incolmabile tra il primo e il secondo posto. Ma siamo in Premier League e qui le cose non possono essere scontate. Ed ecco che arriva il colpo di scena: i Citizens vincono per 2-1 e si portano a -4 dalla vetta, accarezzando il sogno fino a oggi pomeriggio improbabile di riconfermarsi campioni d’Inghilterra alla fine della stagione.

È stata una partita folle e giocata a grandi ritmi, ma che a un certo punto ha deciso di discostarsi dal classico copione dei big match. Il Liverpool ha provato a rispondere ai colpi di un City bello e irresistibile come non si vedeva da qualche settimana affidandosi ai tagli velenosi di Firmino e alla solidità della sua difesa. Qualcosa però è andato storto: prima Aguero e poi Sané hanno bucato la porta di Alisson, rendendo inutile la rete del momentaneo pareggio del brasiliano. E il fatto che il Manchester City abbia preso gol per la decima partita consecutiva (dato statistico che potrebbe diventare preoccupante alla lunga) oggi è soltanto un piccolo dettaglio. Già, perché vincere contro la squadra più forte, la più in forma, l’unica imbattuta è un’iniezione di fiducia da non sottovalutare, la cura perfetta per mettersi alle spalle un mese tutto da buttare.

E gli ultimi minuti della partita sono stati lo specchio perfetto dei pensieri di Guardiola: il suo City sembrava quasi allo sbando, aggrappato a una vittoria che neanche sembrava essere vera. La disperazione ha sottratto il posto alla solita disciplina imposta dallo spagnolo, quasi come se la sua squadra avesse un bisogno estremo di quei tre punti per non perdere il treno della salvezza. E invece la realtà è che i Citizens sono incredibilmente riusciti a riaprire il campionato, ritrovando quell’animo duro e spietato che li aveva contraddistinti nella passata stagione.

Ma è adesso che la scalata può avere inizio. Sì, perché una vittoria sola, anche se contro questo Liverpool, non può e non deve bastare a una squadra che punta alla grande riconferma. L’obbligo di questo Manchester City è quello di continuare a vincere e il calendario in questo senso sarà un grande alleato: Guardiola sarà atteso dalle partite agevoli contro Wolverhampton, Huddersfield e Newcastle prima di affrontare l’altra prova del nove, l’Arsenal di Unai Emery che per una notte diventerà il più grande alleato del Liverpool per impedire al City di ritornare in corsa e continuare a stupirci.