Secondo un’indiscrezione del Mundo Deportivo l’ex allenatore del Valencia Marcelino Garcia Toral avrebbe raggiunto un accordo per diventare il tecnico del Milan dalla prossima stagione. L’entourage dello spagnolo, nella figura di Eugenio Botas ha smentito l’esistenza di un pre-accordo e di un incontro con il dirigente Paolo Maldini, anche se nelle sue dichiarazioni lascia ampiamente intravedere l’apprezzamento del tecnico nei confronti del club rossonero. Di seguito le parole rilasciate ai microfoni di SkySport:

È normale che Marcelino voglia allenare una grande squadra europea dalla prossima stagione. Il Milan, per via della sua storia gloriosa, è uno dei club più importanti che ci siano”. E prosegue: “In risposta alla notizia apparsa in un giornale spagnolo, che sostiene che Marcelino allenerà il Milan dalla prossima stagione, affermiamo che Marcelino non si è mai incontrato con Paolo Maldini e non ha ricevuto, ad oggi, nessuna offerta dal Milan per la prossima stagione. Per questo motivo l’informazione non è corretta e non si avvicina alla realtà attuale delle cose

L’impronta di Marcelino

La sua storia inizia da lontano. Ex calciatore di Sporting Gijón, Racing Santandér, Levante ed Elche, il suo percorso sui campi spagnoli dura relativamente poco. Dopo diversi problemi al ginocchio è costretto al ritiro a soli 29 anni. Appesi gli scarpini, si mette subito in gioco come allenatore ed è per questo che nonostante i 54 anni, vanta un’esperienza ventennale sulle panchine spagnole.

L’esordio è in Tercera División e arriva a circa 32 anni sulla panchina del Lealtad. La Tercera corrisponde alla nostra Serie D e il Lealtad altro non è che la squadra del pueblo in cui è nato Marcelino Garcia Toral. In un’intervista a Radio Marca, Pedro Menendez, al tempo calciatore e oggi presidente del club, racconta che l’ormai famoso allenatore tornò a casa per giocare con la squadra. A impedire il suo ritorno in campo furono solo i costanti dolori al ginocchio, da qui la soluzione (naturale) di sedersi in panchina. Marcelino però non era ufficialmente l’allenatore, guidava la squadra insieme a un altro tecnico, un certo “Pocholo”, perché non aveva fatto in tempo a svolgere le pratiche per il tesserino. Nonostante l’inconveniente, quella stagione il Lealtad vinse il campionato, guadagnando l’accesso alla Segunda División B. Menendez nella stessa intervista lo ricorda così: “Ero sicuro che avrebbe trionfato, era diverso, stava sempre un passo avanti, ed è anche per questo che oggi sono quel che sono”. 

L’evoluzione di Marcelino sulle varie panchine spagnole è positiva e quasi sempre in crescendo. Dal Lealtad alle giovanili dello Sporting Gijón, per poi guidare la prima squadra due anni in Segunda. Dal Gijón al Recreativo Huelva, un’altra la realtà dello stesso campionato con cui però centra la promozione al primo anno. In Liga non sbaglia e salva consecutivamente Huelva e Racing Santander, trascinando la squadra cantabrica in Coppa Uefa e alle semifinali di Copa del Rey, nessuno c’era mai riuscito nella sua storia.

Ormai è noto ai club più importanti e il Saragozza lo strapaga nonostante la retrocessione in Segunda. Marcelino  centra la promozione di nuovo al primo colpo , salvo poi venire esonerato la stagione successiva. Si siede sulla panchina del Siviglia, ma in Andalusía non va affatto bene.

Marcelino e il País Valenciano

Nella regione valenciana matura il salto di qualità del tecnico nato nelle Asturie. Se oggi il Villarreal è tornato ai suoi livelli lo dobbiamo proprio a quest’uomo, in grado non solo di prendere il submarino in Segunda a stagione in corso nel 2013, ma anche di centrare la promozione nello stesso giugno. Fino al 2016 sulla panchina della squadra di Vila-Real esprime un calcio divertente ma concreto, regalando ai suoi tifosi una finale di Europa League sfiorata e un quarto posto con annessa qualificazione ai preliminari di Champions League.
Una fattore che accomuna le due esperienze sulle panchine valenciane è l’inaspettata separazione con i club, giunta in entrambe le occasioni non per demeriti sportivi, ma per differenze progettuali e di visioni.

Con il Valencia l’esperienza più recente. Bella, entusiasmante e sopra le righe per i risultati raggiunti. 73 punti nella prima stagione e qualificazione in Champions con un paio di giornate d’anticipo. Lo scorso anno ha invece lasciato tutti a bocca aperta: seppur conquistando meno punti, Marcelino ha nuovamente conquistato il quarto posto rimanendo in linea con gli obiettivi stagionali; ha anche raggiunto le semifinali di Europa League arrendendosi soltanto all’Arsenal di Unay Emery. Inoltre, contro ogni pronostico, ha riportato a Valencia la Copa del Rey, vincendo un titolo dopo 11 anni di digiuno. Ha realizzato tutto questo nell’anno del centenario del club. Il finale però si è rivelato amaro per lui, sostituito a settembre per Albert Celades nell’incredulità generale.

L’idea è che Marcelino non faccia ovviamente parte dell’elite degli allenatori europei, un tavolo riservato veramente a pochi. Tuttavia ha tante note positive dalla sua parte.

  • Ha carisma e si è dimostrato più volte un leader (lo spogliatoio del Valencia protestò non presentando nessun calciatore in due conferenze stampa consecutive dopo il suo esonero).
  • È tecnicamente preparato e ciò è dimostrato dagli obiettivi sempre raggiunti e superati negli ultimi sette anni.
  • Ha l’età giusta e allo stesso tempo un’esperienza ventennale e un curriculum molto lungo in confronto a tanti allenatori che siedono sulla panchina.

Non sappiamo se si siederà sulla panchina del Milan, ma certamente è pronto per una nuova sfida e merita un club importante.