Era il febbraio 2018 quando Laura Ingraham, conduttrice di FoxNews, invitò in un’uscita quantomeno discutibile, l’allora superstar dei Cleveland Cavaliers Lebron James a “stare zitto e palleggiare” (Shut up and dribble) in risposta a delle dichiarazioni molto provocatorie nei confronti di Donald Trump. La risposta della stella NBA non tardò ad arrivare: da lì nacque infatti una campagna ed un tour europeo con l’ormai iconico slogan: “More than an athlete”. L’aspirazione dunque ad essere più di una prestazione sportiva, più di trofei e titoli e con la voglia di poter essere parte del cambiamento anche al di fuori del campo, prendendo posizioni e schierandosi politicamente. Ed un altro grande atleta che ha deciso di non limitarsi a “stare zitto e dribblare”, cosa che per altro gli riesce magnificamente, è Marcus Rashford, numero 10 classe 1997 del Manchester United, fortemente ed attivamente impegnato nel sociale.

Lo scorso marzo, in seguito al lockdown imposto dal governo Johnson, Rashford, con la collaborazione di FareShare, ha lanciato una campagna per far consegnare i pasti a tutti quei bambini che non potendo più andare a scuola non potevano usufruire di quelli gratuiti scolastici. L’iniziativa, che in principio si poneva l’obiettivo di aiutare 400.000 bambini inglesi è arrivata a luglio a riuscire a raggiungerne 4 milioni, motivo per il quale inoltre Rashford è stato poi messo sotto contratto dall’agenzia sportiva del rapper newyorkese Jay-Z in quanto esempio di “passione e dedizione verso la propria comunità”.

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(Photo by MICHAEL REGAN/POOL/AFP via Getty Images)

Il 15 giugno il giovane attaccante inglese ha scritto di persona una lettera al governo britannico invitandolo a fare di tutto per porre fine alla povertà infantile. Il giorno dopo, indicando proprio la campagna di Rashford come uno dei punti di svolta nella discussione, il governo inglese ha annunciato un cambio di politica riguardo l’estensione dei pranzi scolastici gratuiti anche durante il periodo estivo. Ciò è valso al numero 10 dei Red Devils un dottorato onorario dall’università di Manchester, diventando il più giovane di sempre a ottenere tale riconoscimento.

Rashford poco dopo è stato anche insignito da sua Maestà, la Regina Elisabetta, dell’onorificenza di “Membro dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico”, nella cui occasione ha anche giurato di continuare la sua campagna e una settimana dopo, tenendo fatto alla sua promessa, ha lanciato una petizione sul sito del Parlamento britannico per far finire la povertà minorile legata al cibo con la richiesta di estensione dei programmi di pasti gratuiti scolastici e di fornitura di pasti gratuiti anche durante le vacanze. Con oltre 100.000 firme in 10 ore, la petizione ha subito superato la soglia per diventare oggetto di dibattito in parlamento e in poco meno di una settimana, con oltre 300.000 firma ottenute, il Labour Party ha proposto un Opposition Day Debate (un giorno in cui il partito all’opposizione del governo ha la possibilità di decidere gli argomenti del dibattito) sulla questione. In tal occasione, la mozione è stata respinta con una maggioranza di 61.

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(Photo by FRANCK FIFE/AFP via Getty Images)

Rashford, fresco di un gol vittoria al Parco dei Principi in Champions League contro il PSG finalista della scorsa edizione della coppa, non si è perso d’animo e usando il suo profilo twitter ha creato un network di ristoranti, caffè, associazioni e comunità disposte a provvedere gratuitamente ai pasti dei bambini che ne hanno bisogno. Ha inoltre ottenuto l’appoggio del sindaco di Manchester, Andy Burnham e dell’associazione Co-operative group per rendere disponibili 1000 voucher per le vacanze di “half-term” (brevi vacanze nel mezzo di ognuno dei tre periodi in cui è diviso il calendario scolastico inglese).

Si è definito “senza parole” per l’incredibile supporto ricevuto dalla sua campagna che ha già aiutato e continua a farlo milioni di bambini in tutto il Regno Unito e questo perché un calciatore che avrebbe potuto limitarsi a “stare zitto e dribblare” ha deciso di dimostrare di essere più di un atleta.

Alessio Brucoli