Justin Kluivert ha compiuto 18 anni solamente il 5 maggio. Non ne ho la certezza, ma sono convinto che dal padre Patrick gli avrà dato certamente qualche consiglio: non parlo a livello di tecnica, tattica, movimenti o stile di gioco, ma più che altro qualche dettaglio a cui far attenzione nel giocare contro il Lione. Del resto, Kluivert senior è il diesse del Psg, e dunque sarebbe due volte contento in caso di ko degli uomini di Aulas: oltre a veder i nemici sconfitti, potrebbe gioire per l’approdo del figlio a Stoccolma, insieme al suo Ajax. Da dove, a prescindere da qual possa essere il risultato finale, tornerà a casa con una medaglia al collo: d’oro, si spera.

Il punto è che Kluivert ora ha 18 anni. Il punto è che è in buonissima compagnia. Il punto è che quest’Ajax si trova con una gruppo di ragazzini terribili, faziosi e ribelli al punto giusto. Ma il punto è anche che in un futuro prossimo o remoto la dirigenza si troverà a smontare l’ingranaggio che tanto bene sta facendo in nome di una pioggia di milioni cadente su Amsterdam. Sono giovani, il futuro è dalla loro parte, stanno sconvolgendo l’ordine sociale calcistico in essere. E il bello, udite udite, e che ce la stanno facendo. Il portiere titolare André Onana ha 21 anni (’96), è uscito dalla Fundacion Eto’o come Fabrice Olinga ma ha a differenza del coetaneo si è ritrovato a Barcellona, in quel gran complesso della Masia, e poi ad Amsterdam nel De Toekomst, “il futuro”. In difesa, il colombiano Davinson Sánchez ne ha 20 così come il collega Jairo Riedewald (entrambi ’96). Matthijs De Ligt è un classe ’99 (dunque 17enne!), il terzino sinistro Daley Sinkgraven è nato nel 1995 come il collega Kenny Tete sulla corsia opposta. Joël Veltman (25) e Nick Viergever (27) sono due eccezioni che confermano la regola, Heiko Westermann (33) è come un fuoriquota nelle selezioni olimpiche. A centrocampo, il 19enne Frenkie è solo l’ultimo della serie di vari de Jong che hanno vestito i colori ajacidi: sempre nel 1997 sono nati Donny van de Beek e Abdelhak Nouri. La colonia 1993 è formata dal capitano Davy Klaasssen e dal talentuosissimo Hackim Ziyech (ex Twente), il 30enne Lasse Schöne completa la batteria in mezzo. Il bello viene davanti: i titolari al momento paiono essere Amin Younes (’93) e Bertrand Traoré (’95) ai lati della prima punta Kasper Dolberg (’97). Un 23enne ed un 21enne ai lati di un 19enne. No, signori, vi ho detto che non parlo della primavera. E’ la prima squadra, questa. E sì, come riserve abbiamo due ’97, uno brasiliano (David Neres) e l’altro polacco (Vaclav Cerny), oltre al già citato ’99 Kluivert. A mettere insieme quest’allegra scolaresca, Peter Bosz.

“Questo 4-1 non è una sorpresa, so che abbiamo una buona squadra. Non abbiamo iniziato bene nei primi 20′, ma abbiamo segnato due gol alle prime due occasioni. Nel secondo tempo abbiamo giocato meglio e abbiamo creato tante possibilità per segnare, il punteggio poteva essere anche più largo a nostro favore. È la vittoria della filosofia dell’Ajax: vogliamo sempre giocare in attacco per divertire i nostri tifosi, credo che oggi l’abbiamo fatto. La finale? Dobbiamo ancora giocare a Lione e sarà una partita complicata, ma il risultato dell’andata è buono”. Il suo commento genera pochi interrogativi: tutto è chiaro, così naturalmente chiaro. E pensare che era dal 1995 che una squadra olandese non segnava quattro o più gol in una semifinale europea. Anche allora fu l’Ajax, e mette i brividi pensare che la maggioranza dei  sopracitati non fosse ancora nata.

Fischia l’italianissimo Rocchi, capitan Klaassen tocca all’indietro il primo pallone di una gara che sarà bellissima. L’intensità è forte, il ritmo incessante. Il Lione aggredisce, l’Ajax non è da meno, al 10′ la prima occasione del match che capita sul sinistro di Cornet. Sarà un botta e risposta continuo: Fekir col sinistro, poi de Ligt, ancora Fekir. Il gol è nell’aria e arriva poco dopo: sinistro tagliato di Ziyech sul secondo palo, sfiora Traoré spostando il pallone di quel poco che basta per ingannare Lopes. L’Ajax è avanti e continua a spingere: Dolberg prima stacca imperiosamente (27′), poi viene anticipato da Diakhaby (30′), infine mette il suo sigillo di esterno destro capitalizzando un colpo di testa di Traoré ma soprattutto una difesa più che concessiva. L’Amsterdam ArenA impazzisce dinanzi a questa classe, queste giocate, questo talento. Sembra di essere in un sogno: Onana para su Fekir (42′), al minuto 45 Traoré non riesce a graffiare. Si riparte e Cornet suona la carica (46′). L’Ajax prima sfonda sulla destra, poi ruba palla a Tousart e orchestra il tre a zero con Younes (49′). Dolberg si presenta davanti al numero 1 dei francesi ma viene ipnotizzato, chiaro sintomo di come il fortino di Genesio fosse crollato. Onana salva i suoi su Fekir rifugiandosi in angolo, Dolberg di potenza prova a chiudere definitivamente il discorso anzitempo. Entra Ghezzal, si sveglia dal letargo Mathieu Valbuena che dal limite riapre la partita (66′). Ziyech dal limite, Younes col destro, Fekir stoppato da Onana: emozioni a non finire. Traoré capitalizza l’ennesima gemma al 71′ (tra le altre cose, tacco di Dolberg), ma non è finita: sempre il burkinabè, Rafael, Younes. Le occasioni si contano a palate: entra anche Lacazette ma cambia poco, van de Beek e sempre Traoré per poco non firmano il pokerissimo. Ziyech spreca, Klaassen idem, poi ancora il capitano ajacide, due volte Ziyech e per ultimo Lacazette. Quando fischia Rocchi, non si capisce come tutto questo sia accaduto in soli 90′.

L’Ajax è on fire. In dream land, come sostiene un tweet del profilo ufficiale dell’Europa League. Siccome uno dei loro soprannomi è quello di Godenzonen, “figli degli dei”, si può dire che il paganissimo dio del calcio abbia emesso il suo verdetto. I 1500 chilometri che separano da Solna diventano così vicini. Genesio, che in conferenza stampa prematch aveva chiamato i suoi ad una prestazione simil-Beşiktaş e aveva rammentato i fasti del passato (“L’Ajax è un grande club, che mi ha fatto sognare quando ero giovane, è un piacere giocare una semifinale europea qui”), non può far altro che sperare nell’impossibile. Fino ad oggi, solo il Barcellona ha reso l’impossibile possibile, in una folle notte del Camp Nou culminata col 6-1 di Sergi Roberto. Probabilmente l’OL non riuscirà a bissarlo.