Il Calcio totale olandese è stata una delle forme più innovative e rivoluzionarie nella storia del calcio, uno straordinario sguardo al futuro rompendo con tantissime concezioni che avevano segnato il calcio fino a quel tempo. L’Ajax era la massima espressione di questo modo di concepire il gioco, con grande capacità da parte di tutti di interscambiarsi nei ruoli, non dando punti di riferimento agli avversari e creando una solidissima difesa a zona che risultava difficilmente penetrabile. Gli anni ’70 dunque si sono svegliati rivoluzionari e ribelli e mai come in questo periodo l’Olanda è stata in grado di segnare in modo così dominante la storia del football.

 Copyright: imago/VI Images

Il ciclo d’oro dei club dei Paesi Bassi iniziò nel 1970 quando il Feyenoord vinse la sua prima Coppa dei Campioni a San Siro contro il Celtic, portando così in auge una nazione che era riuscita già l’anno precedente a farsi conoscere grazie all’Ajax in finale della massima competizione europea, ma che prima di quel momento era stata davvero poca cosa. Dopo il trionfo dei biancorossi di Rotterdam toccò proprio ai Lancieri prendere in mano lo scettro di campioni continentali in una storica finale di Wembley contro il Panathinaikos, una sfida dominata fin dalle prime battute e il 2-0 che ne scaturì fu più figlio di qualche antica paura dei ragazzi di Michels. L’essersi sbloccati psicologicamente però diede nuova linfa alla squadra di Amsterdam e nel 1972 divenne un rullo compressore assolutamente impossibile da fermare per gli avversari che vennero asfaltati senza pietà. I primi a subire lo strapotere ajacide furono i tedeschi orientali della Dinamo Dresda che persero 2-0 in terra d’Olanda senza essere poi in grado di andare oltre lo 0-0 in casa. Andò molto peggio negli ottavi di finale ai campioni di Francia del Marsiglia, travolti da un complessivo 6-2 e da due nette sconfitte, e a la stessa sorte toccò all’Arsenal che si illuse di potersela giocare a Londra dopo la sconfitta in trasferta per 2-1, ma si ritrovò perdente anche tra le mura amiche. Ben più difficile fu la semifinale contro uno degli ultimi Benfica del leggendario Eusébio, ma Michels sfruttò tutto il suo acume difensivo e bastò una rete di Swart nella gara di andata per garantirsi l’accesso all’ultimo atto dove avrebbe affrontato l’Inter. I nerazzurri venivano da una strepitosa rimonta in campionato nella stagione 1971 che li aveva portati a sorpresa a vincere lo Scudetto e trascinati dai gol del grande Roberto Boninsegna avevano dedicato il 1972 alla ricerca della terza Coppa dei Campioni della propria storia. Il cammino dei nerazzurri però non fu proprio dei più lineari con qualche problema già nei sedicesimi di finale contro l’Aek Atene con i greci che provarono ad accendere il ritorno vincendo 3-2 dopo la sconfitta per 4-1 a Milano. Il vero momento clou fu però agli ottavi di finale con la storica sfida contro i tedeschi occidentali del Borussia Mönchengladbach con la gara di andata in Germania che entrò nella storia per la lattina di Coca Cola che colpì a inizio partita Boninsegna. Alla mezz’ora il risultato era 2-1 per i padroni di casa e quando il centravanti venne colpito dagli spalti la Beneamata staccò completamente la spina, sicura della vittoria a tavolino della gara, e venne travolta per 7-1. Visto il risultato l’Uefa non se la sentì di dare il successo ai milanesi, ma optò comunque per la ripetizione a campi invertiti e i ragazzi di Invernizzi disputarono due partite favolose, prima dilagando a San Siro vincendo per 4-2 e poi chiudendosi in trasferta per uno 0-0 che valse oro. Ancora cuore in gola ai quarti di finale contro lo Standard Liegi, perché il successo per 1-0 di Milano divenne fondamentale in Belgio con il rigore di Mazzola a dieci minuti dalla conclusione che permise di perdere per 2-1 e i gol in trasferta garantirono la semifinale contro il Celtic. Contro gli scozzesi la doppia sfida non si sbloccò mai a furono necessari i calci di rigore e l’errore di Dixie Deans permise all’Inter di ottenere il pass per la più importante finale continentale dell’anno.

 Copyright: imago/VI Images

A Rotterdam l’attesa era alle stelle perché la vittoria contro il Panathinaikos aveva permesso di entrare nell’Albo d’oro, ma i greci erano ancora più emozionati degli olandesi, mentre ora un successo contro una squadra storica, due volte campione e tre volte finalista negli otto anni precedenti, darebbe all’Ajax ancora più risalto e importanza. Michels schierò il solito Johan Cruijff a guidare l’attacco dei Lancieri, con Arie Haan promosso definitivamente come titolare accanto al grandioso Neeskens per un centrocampo fatto di grande qualità nel palleggio. Invernizzi fu costretto a mischiare le carte forzatamente già tra i pali, con l’infortunio di Lido Vieri che obbligava l’utilizzo del giovane Ivano Bordon, mentre la squadra venne impostata in modo estremamente coperto con la presenza di due mediani come Oriali e Bedin. Fin dalle prime battute si capì come l’Ajax giocasse un calcio proveniente da un altro pianeta, con i nerazzurri assolutamente impossibilitati a rispondere a dovere e solo la fortuna salvò i milanesi nella prima frazione di gioco. Il difensore Ruud Krol ebbe l’occasione più importante con un violentissimo sinistro da fuori area che sbatté sul palo della porta del numero uno interista, ma fu solo la più netta delle tante occasioni olandesi. L’infortunio di Giubertoni dopo soli dieci minuti aveva inoltre complicato i piani tattici interisti, costringendo Invernizzi a inserire Bertini come terzo mediano di giornata e le azioni offensive della Beneamata scarseggiavano. Il solo Boninsegna provò la stoccata vincente di sinistro ma la palla uscì di pochissimi centimetri e fu solo un’illusione prima del mongolo ajacide. Cruijff mise la palla in rete, ma con la mano e si vide annullare il gol che però fu solo rimandato nella ripresa. Dopo soli due minuti del secondo tempo arrivò il naturale vantaggio dell’Ajax che mostrò chiaramente i limiti di quel giorno dell’Inter. Suurbier crossò dalla destra e Frustalupi si scontrò con Bordon uscito per raccogliere il pallone e così facendo lasciarono libero un incredulo Cruijff che ringraziò del regalo depositando in rete l’1-0. Fu la fine della partita, se mai ce ne fosse stata una quel giorno. Bonimba provò a sganciare la bomba poco dopo ma fu tutto inutile e nel finale ecco la rete del ko che confermò l’Ajax come migliore squadra d’Europa. Da una punizione di Keizer dalla sinistra fu ancora il più grande numero quattordici della storia a svettare di testa più in alto di tutti battendo un immobile Bordon per il 2-0 che fece esplodere il De Kuip colorato a festa per il grande Ajax. A fine partita fu pura estasi, mai come quella sera il Calcio totale dei Lancieri era riuscito a esprimersi a livelli così alti, annichilendo una grande squadra come l’Inter, e fu proprio questo tipo di finale che garantì agli olandesi la gloria eterna.
Le vittorie consecutive divennero tre grazie anche al successo contro un’altra storica del calcio italiano, la Juventus, che a Belgrado perse 1-0, ma si iniziarono a intravedere già delle crepe ben impossibili da notare nella perfetta notte di Rotterdam. Il completamento di un nuovo calcio, la doppietta di un immortale di questo sport, la sfida tra due squadre iconiche del calcio europeo ed è anche per questo e molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.