Il Perù di Ricardo Gareca
Il Perù è senza dubbio la realtà calcistica più indecifrabile dell’intero continente latinoamericano. Le potenzialità di un paese che – dati Wikipedia aggiornati al 2015 – attualmente dovrebbe contare circa 32 milioni di abitanti (8 abbondanti dei quali residenti solo nella capitale Lima) sono esplosive. Almeno sulla carta.
Già, perché nella terra degli Incas di calcio a grandi livelli se ne vede davvero poco. Per trovare l’ultimo exploit della nazionale dobbiamo andare indietro fino al 1982, quando in Spagna la Franja Roja bloccò sull’1-1 i nostri Azzurri, poi futuri campioni del mondo. Era la nazionale capitanata da Teófilo Cubillas, il più grande giocatore peruano di tutti i tempi, che tra le proprie fila poteva vantare anche gente del calibro di Julio Cesar Uribe, Juan Carlos Oblitas e Gerónimo Barbadillo.
Se quella squadra è stata più volte riconosciuta come il miglior Perù di sempre, oggi la situazione è molto diversa. Il 1982 ha rappresentato un po’ il canto del cigno per il calcio incaico, e trentacinque anni dopo troviamo solo tanti tentativi di ricostruzione. Tutti, tristemente, finiti male.
L’uomo della tanto agognata svolta è stato individuato in Ricardo Gareca, argentino di nascita ma peruviano di adozione. El Tigre, soprannominato così per il suo temperamento forte e per la grossa carica che sa infondere alle squadre che dirige, il paese lo conosce a fondo. Gli è bastata infatti un’annata alla guida dell’Universitario, uno dei colossi della capitale, per entrare in empatia con il Perù. Quella stagione culminò con la vittoria del campionato, e fu di fatto l’apripista a quelle successive, ricche di grandi successi alla guida del Velez. Classe 1966, Gareca diventa ct del Perù nel febbraio 2015, subentrando al dimissionario Pablo Bengoechea, che a sua volta aveva preso il posto di Sergio Markarian, uno dei pochi ad aver portato qualche risultato accettabile a La Vidéna.
La costruzione
L’obiettivo principale, concordato con la federazione, rimane il medesimo: portare il Perù ad un Mondiale. Missione impossibile, o quasi, tanto che Gareca – pur avendo fatto un percorso discreto in queste qualificazioni – ha capito sin da subito che bisogna guardare oltre, perché andare in Russia sarà molto difficile. Immediatamente dopo il suo arrivo inizia l’opera di costruzione; il primo biennio vede il Perù partecipare al doppio impegno continentale, che Gareca prova ad affrontare con il gruppo portante delle gestioni precedenti. In Cile, alla Copa America del 2015, El Tigre porta il Perù al terzo posto, e in quella successiva arriva fino ai quarti di finale…. (Clicca qui per continuare a leggere l’articolo sul blog di Andrea Bracco).