Nel freddo delle regioni centrali della Svezia, ecco una delle sfide certamente più intriganti di questo giovedì. Sarà una gelida Jämkraft Arena di Östersund, dopo le abbondanti nevicate di questi ultimi giorni, a vedere sul sintetico scandinavo la sfida che contrapporrà alla sorpresa Östersunds FK una delle formazioni più attrezzate per la vittoria finale, l’Arsenal. Chi proseguirà la strada per Lione? Per inquadrare meglio la sfida, la redazione di Footbola ha dato voce alle opinioni di Giorgio Dusi e Matteo Albanese.

WENGER NON SI COMPLICHI LA VITA (di Giorgio Dusi)

La stagione sta entrando nel momento chiave. L’Arsenal ha già fallito un obiettivo, ovvero la FA Cup, il trofeo tradizionalmente preferito da Wenger, ed è ben distante dal poter pensare di competere per la zona Champions League in Premier. Sono rimaste soltanto due competizioni: la Carabao Cup, con la finale da giocare contro il Manchester City di Guardiola e l’Europa League. Snobbare quest’ultima per privilegiare la difficilissima corsa al quarto posto sarebbe l’ennesimo errore di gestione del tecnico alsaziano. Sia perché all’Emirates manca un trofeo internazionale dalla Coppa delle Coppe del 1994, sia perché su gara secca i Gunners hanno dimostrato di potersela sempre giocare. Anche per la natura della squadra l’Europa League sembrerebbe quindi una competizione più adatta. Non fosse che, nelle suddette gare secche, l’Arsenal è più di una volta stato vittima dei propri eterni, incorreggibili difetti.
Il sedicesimo di finale contro l’Östersunds sulla carta non rappresenta un problema per una squadra così di talento. Ma la storia testimonia che anche alcuni dei test apparentemente più facili si sono complicati, ultimo il terzo turno di FA Cup 2018 contro il Nottingham Forest. Mancanza di concentrazione e turnover eccessivamente aggressivo sono spesso diventati un problema. Nel girone di Europa League a Wenger è bastato il minimo indispensabile visto il basso livello delle avversarie. Gli errori potevano essere rimediati. Ma questa volta no. Questa volta l’Arsenal non ha margine d’errore, perché gli svedesi, per quanto poco conosciuti internazionalmente, non hanno nulla da perdere. E sono tremendamente organizzati. Hanno rischiato di agguantare il primo posto nel girone chiudendo comunque alla pari con l’Athletic Club. Hanno eliminato l’Hertha Berlino. E un Arsenal deconcentrato e spento rischia di soccombere ugualmente. Basterà accendere la luce, sì, ma con i Gunners di mezzo mai nulla è scontato. #WeAreTheArsenal

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IL POTERE DEGLI UNDERDOG (di Matteo Albanese)

Non sono pub players. Lo dissi in QUESTO PEZZO già a suo tempo, perché una volta estratta la pallina contenente il nome dell’Östersunds FK il tifoso medio dell’Arsenal gioiva: “Sounds like a WiFi password”. Vero, questi semisconosciuti svedesi hanno il nome pressoché impronunciabile e una rosa composta da scarti di altri club come Papagiannopoulos (ritenuto non all’altezza del PAOK), però possono farcela. E possono farcela proprio per via di una lunga serie di luoghi comuni: l’OFK esiste dal 1996, quando già Arsène Wenger sedeva sulla panchina dell’Arsenal, sono una squadra povera di talento e più in generale sono arrivati qui per caso. Transfermarkt offre una valutazione del caso abbastanza sbilanciata, perché i numeri dicono qualcosa ma sul campo ci vanno i calciatori: 12,78 milioni a 492,5, in pratica l’intera rosa rossonera vale meno del solo Nacho Monreal. Non c’è partita. L’andata però si gioca nel freddo Jämtland, dove in questi giorni ha nevicato abbondantemente e i social media manager dell’OFK hanno ben pensato di fornire consigli ai tifosi gunners che si cimenteranno in trasferta (il video è questo, suscita risate ma non si discosta dalla realtà eh). La Jämtkraft Arena accoglierà i suoi beniamini col consueto calore scandinavo, acuito dall’eccezionalità di una sfida agli inglesi. Inglesi come Potter, il Claudio Ranieri di Östersund, eccezionale tecnico che in poco tempo ha dato carattere a un melting pot indistinto di calciatori forse pure semi-professionisti. L’ambiente è carichissimo: la stella del club, Saman Ghoddos, ha annunciato qualche giorno fa il rinnovo del contratto dicendo no alle sirene del Celta Vigo, dunque l’emorragia di talento dovrebbe fermarsi a Bachirou finito al Malmö. Proprio l’attaccante col numero 93 era ieri in ospedale per consegnare i biglietti a un piccolo paziente, Robin, che si godrà la festa dagli spalti. Sarà una festa. E lasciate che quei presuntuosi londinesi prendano sottogamba l’impegno, così come hanno fatto Galatasaray, PAOK ed Hertha Berlino… #vigerossaldrig.

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