I problemi politici hanno sempre avuto un ruolo importante nel calcio. Lo sport è riuscito in certi casi a far dimenticare le atrocità della guerra o a far avvicinare popolazioni in realtà allontanate dai vari governi. La situazione dello Stato di Israele dopo la Seconda Guerra Mondiale fu molto complicato fin da subito e il rapporto con le vicine nazioni mediorientali burrascoso. Per questo motivo la nazione ebraica ha sempre preferito giocarsi le qualificazioni per il Mondiale nella sponda europea in modo tale da non aver problemi nell’effettuare determinate trasferte, nonostante la decisione facesse crollare le probabilità di qualificazione al massimo torneo per nazioni.
Negli anni ’60 il calcio israeliano stava vivendo il suo periodo di massimo splendore e decise di partecipare in Coppa d’Asia. Le scelta delle sedi fu fondamentale per la federazione israeliana per accettare di parteciparvi. La prima edizione si svolse nel 1956 a Hong Kong, e il torneo prevedeva una fase finale con quattro squadre che si sarebbero affrontate in un mini torneo a girone. Israele sconfisse Hong Kong e Vietnam del Sud, ma contro la Corea del Sud non bastò un grande Stelmach per averne la meglio e furono le “Tigri asiatiche” a ottenere il primo successo continentale.
Quattro anni dopo fu proprio la Corea del Sud a ospitare il torneo, ma anche le qualificazioni si disputarono in sede unica. E sarebbe stato difficile pensare a una trasferta israeliana in Iran, ma giocare le sfide in India non creava problemi e così la squadra allenata da Gyula Mándi volò verso Seoul. Ma ancora una volta i padroni di casa misero i bastoni tra le ruote a Israele. I biancoblu vinsero contro Vietnam del Sud e Taiwan, ma il pesante 3-0 subito nel primo incontro fu fatale e arrivò un’altra medaglia d’argento.
Nel 1964 la Coppa d’Asia prese la direzione proprio di Israele e fu la prima edizione dove non si giocò in unico stadio, ma furono quattro le città prese in considerazione. Ramat Gan, Haifa, Giaffa e Gerusalemme furono le sedi che videro il trionfo dei padroni di casa. Una vittoria netta con tre vittorie su tre e la consacrazione nell’ultima partita riprendendosi la rivincita contro la Corea del Sud. A brillare ci fu la stella di Mordechai Spiegler, centravanti che avrà un futuro anche a Parigi nel Paris Fc e nel Paris Saint Germain. Decisive le sue reti nelle vittorie contro Hong Kong e India e il mister Yosef Mirmovich riuscì già a contare su molti giovani elementi che avrebbero disputato il primo e unico Mondiale di Israele nel 1970.


Nel 1968 la squadra fu automaticamente qualificata alla fase finale, ma la sede non lasciava tranquilli. Prima o poi si sarebbe dovuto giocare in medioriente e l’Iran fu certamente una delle zone meno ospitali. Il torneo si allargò a cinque squadre e i padroni di casa vinsero il torneo chiudendo con quattro vittorie in altrettante partite. Israele faticò più del previsto venendo clamorosamente sconfitta dalla Birmania e chiudendo così al terzo posto.
Fu l’ultima edizione perché nel 1972 non prese parte all’avventura thailandese e da lì in poi iniziò un lungo periodo di assenza dai palcoscenici continentali prima di essere accolta dall’Uefa.
Quattro Coppe d’Asia e sempre sul podio per una nazionale con una storia travagliata e complicata come poche.