Il sistema arbitrale italiano è scosso da una nuova vicenda giudiziaria che coinvolge direttamente Gianluca Rocchi, attuale designatore della CAN A e B. La Procura di Milano, guidata nelle indagini dal pubblico ministero Maurizio Ascione, ha iscritto Rocchi nel registro degli indagati con l’ipotesi di concorso in frode sportiva.
Inchiesta su Rocchi: cosa contesta la Procura di Milano
Al centro dell’inchiesta vi sarebbero presunte interferenze nel sistema delle designazioni arbitrali e, soprattutto, nella gestione del VAR. Tra gli episodi analizzati dagli inquirenti figura la partita Udinese-Parma del marzo 2025, ritenuta un possibile caso emblematico di utilizzo anomalo della tecnologia video. Secondo l’impianto accusatorio, ancora in fase preliminare, sarebbe stata compromessa l’autonomia operativa degli arbitri in sala VAR, principio cardine del regolamento internazionale. Non è l’unico nome coinvolto. Tra gli indagati compare anche Andrea Gervasoni, oggi supervisore VAR, accusato dello stesso reato. Gli investigatori stanno analizzando comunicazioni, designazioni e flussi decisionali per capire se vi siano state pressioni o condizionamenti sistematici. L’indagine, per ora, non contiene certezze definitive, ma rappresenta un passaggio delicato per la credibilità del sistema arbitrale italiano, già spesso al centro di polemiche mediatiche e sportive.
Autosospensione e difesa: la posizione di Rocchi
Dopo la notifica dell’avviso di garanzia, Rocchi ha deciso di compiere un passo indietro, annunciando la propria autosospensione immediata dal ruolo di designatore. Una scelta condivisa con l’Associazione Italiana Arbitri (AIA), con l’obiettivo dichiarato di tutelare la serenità dell’intero movimento arbitrale. La linea difensiva dell’ex arbitro internazionale è netta. Rocchi ha ribadito pubblicamente la propria totale estraneità ai fatti, dichiarando di aver sempre operato nel rispetto delle regole. L’interrogatorio davanti ai magistrati è atteso il prossimo 30 aprile e rappresenterà un momento chiave per chiarire la posizione del designatore. Nel frattempo, anche le istituzioni sportive si sono attivate: il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha definito la vicenda “grave”, mentre la Procura federale della FIGC ha avviato verifiche parallele per accertare eventuali responsabilità sul piano sportivo.
AIA in emergenza: scenari e possibili sostituti
La strategia difensiva si muove dunque su due livelli: da un lato la collaborazione con la magistratura ordinaria, dall’altro la tutela davanti agli organi della giustizia sportiva L’uscita temporanea di Rocchi ha aperto una fase di forte incertezza ai vertici dell’AIA. Il Comitato Nazionale dell’associazione si è riunito d’urgenza per individuare una soluzione immediata che garantisca continuità nella gestione delle designazioni arbitrali, soprattutto in un momento cruciale della stagione. Qualsiasi ombra sul sistema arbitrale rischia di amplificare tensioni già esistenti tra club, tifosi e istituzioni. Per ora, tuttavia, resta il principio di presunzione di innocenza. Ma il caso Rocchi segna già uno snodo cruciale: non solo per le sorti personali dei protagonisti, ma per l’intero equilibrio del sistema arbitrale nazionale.
