In un calcio globalizzato e presentante ormai squadre e campionati pieni di calciatori di qualsiasi tipo di origine ed etnia, continua imperterrito e fiero a resistere il modello Athletic Bilbao.
Fondato nel 1898, ancora oggi è conosciuto nel mondo per un principio che regola la costituzione della rosa della squadra: i calciatori a disposizione del tecnico devono essere tutti nati o, al massimo, cresciuti calcisticamente nel Paese Basco.

Essendo il nostro un portale di stampo calcistico, partiamo proprio da questa particolarità per aiutare chi non è pratico della questione a immergersi nell’argomento con maggiore facilità.
Un argomento che ha alla base la forte appartenenza di una popolazione al proprio territorio, alle proprie radici ed alle proprie tradizioni.
Il popolo basco, nato da origini franco-iberiche, ha sempre rivendicato una propria identità e ha spesso lottato e creduto nell’indipendenza del proprio territorio. Territorio da non delimitare solamente alla comunità autonoma spagnola dei Paesi Baschi, ma da estendere anche alle altre sei regioni circostanti di cultura basca, tre delle quali in territorio francese.
Siccome alla voglia di indipendenza dev’essere subordinata la convinzione di poter essere autosufficienti, il Bilbao ha dimostrato da sempre di poter essere un ottimo esempio, in questo senso.
Inizialmente, almeno fino al 1912, non c’era stato alcun veto che potesse frenare ed ostacolare il tesseramento di giocatori non originari dei territori baschi, ma in seguito ad alcune polemiche dovute all’utilizzo di giocatori stranieri in una stessa partita cambiò tutto.
La dirigenza decise che era meglio lasciar perdere il numero massimo di stranieri imposto dalla federazione spagnola, cimentandosi quindi sulla cura dei giovani del proprio territori in maniera totale e completa.

Il settore giovanile e la cultura calcistica basca – La cura del settore giovanile e un buono scouting aiutano a avere sotto l’ala protettiva del club i ragazzi sin da giovani, in modo da poter anche far capir loro lo spirito e la filosofia di una delle più affascinanti e intriganti culture calcistiche dell’intero panorama calcistico mondiale.
Da Pichici a Javi Martinez, passando per Jose Irribar e Joseba Exteberria, il club basco ha cresciuto e messo in luce talenti di grande livello, che sono il frutto di un lavoro da studiare e, in seconda battuta, applaudire.
Ancora oggi, inoltre,  sono ben 15 i giocatori facenti parte della rosa passati dal settore giovanile del Bilbao.
Chiudiamo con due esempi, assai esplicativi del contesto calcistico-culturale di cui vi stiamo parlando.
Un recente sondaggio, che chiedeva ai tifosi se fossero ancora felici o meno di questo modo di intendere il club, vide oltre il 90% dei pareri favorevoli.
Il secondo aneddoto riguarda la cessione al Manchester United del centrocampista Ander Herrera, avvenuta nell’estate del 2014.
I 30 milioni ricavati dalla vendita del calciatore sono stati tutti, bisognerebbe evidenziare questo “tutti”, reinvestiti nel potenziamento del vivaio.

L’ultimo prodotto di spessore di questo vivaio è Iñaki Williams, primo calciatore di colore battezzato con un nome basco a vestire la maglia del club e simbolo di crescita ed evoluzione della filosofia del club.
Quando i dati parlano in questo modo, forse, è anche inutile spendere fiumi di inchiostro per spiegare un qualcosa che pare essere abbastanza lontana e pure integralista (lo confesso, io appartengo a quel partito, pur ammirando un così interessante esperimento) dal nostro modo di intendere il calcio e lo sport.

Succede anche nelle migliori famiglie…- Tutto rose e fiori? No, a onor del vero no.
La scelta di “macchiare” la camiseta zurigorri con uno sponsor (nel 2008 per la prima volta dopo decenni senza) creò infatti alcune forti divergenze tra i tifosi e la scelta della dirigenza.
Altre divisioni interne sorgono invece quando a prendere voce sono le lamentele dei club dei territori baschi che vedono l’Athletic Bilbao come una formazione arrogante e tendente ad accaparrarsi senza alcuno scrupolo i migliori talenti della Bizkaia.
Poco male, il modello Athletic rimane una realtà che racchiude sfumature di unicità e eccezionalità che sfiorano il meraviglioso.
Nell’epoca in cui in alcuni Paesi si introducono le regole sul numero di giocatori cresciuti nei vivai nazionali lo si può dire davvero forte….