In tutto l’arcipelago islandese di Vestmannaeyjar, di isole abitate ce n’è una sola, si chiama Heimaey e dista quattro miglia nautiche dalla costa (circa 7,5 km). In lingua locale vuol dire “Isola casa” e buona parte della sua superficie si trova coperta da un aeroporto e da un club in cui gli appassionati del golf si riuniscono per le loro partite immersi in un panorama d’eccezione. Nonostante un’eruzione vulcanica negli anni Settanta che minacciò l’esistenza del posto (il 60% delle case andò in fumo, fu una corsa contro il tempo poi risolta dall’impiego dell’acqua di mare per raffreddare la lava del vulcano Eldfell) oggi Heimaey esiste ancora ed è il luogo in cui Heimir Hallgrímsson ha ancora il suo studio dentistico. La storia dell’ex ct islandese è stata però molto romanzata e travisata, tanto che alcuni scrissero prima del Mondiale di come Heimir si fosse dedicato solo all’attività calcistica. La verità è che ancor oggi è possibile farsi visitare i canini e discutere di calcio con lui: Ho ancora la mia clinica e mi piace tenere le dita al lavoro, quindi cerco di andarci il più possibile nel tempo libero e fare dell’odontoiatria. Alcuni allenatori vanno a giocare a golf, io faccio l’odontoiatria. Nella realtà di un allenatore di calcio, non si sa mai quando si è fuori da un lavoro, quindi è bello avere un’altra professione in cui saltare”. Chiedere per conferma a una calciatrice che nell’estate 2017 stava giocando quando fu colpita da una pallonata che le fece saltare un dente. Hallgrímsson, presente sugli spalti, corse in campo a soccorrere l’atleta e effettuò personalmente l’intervento di cui necessitava in uno studio dentistico vicino.

L’idea di avere una seconda professione in cui rifugiarsi nel caso in cui il calcio non offrisse più pecunia è un concetto che in Islanda si conosce fin troppo bene, visto che tenere il pallone tra i piedi non è remunerante come in altri paesi europei e anzi, si corre il rischio di incappare in infortuni che mettano a rischio pure la propria carriera lavorativa. L’isola è piena di casi di persone licenziate dopo problemi fisici di un certo peso riportati a giocare a calcio, dunque lo stesso Heimir Hallgrímsson ha voluto tenersi aperta pure la strada medica. E se dopo sette anni in sella agli Strákarnir okkar (“I nostri ragazzi”) ha lasciato vacante la panchina da commissario tecnico, passata a Erik Hamrén dopo i fasti di un altro svedese qualche anno fa (Lars Lagerbäck), non per questo motivo è meno amato dai connazionali e dai pazienti. “Vi assicuro, non sono cattivo, anche se a volte sostituire un giocatore è come tirare via una radice – racconta – non smetterò mai di essere un dentista e nella mia isola ho ancora uno studio. Anzi ho imparato molto dalla mia professione, parlo delle competenze mediche ma anche di psicologia: un dentista ha a che fare con pazienti diversi, deve gestire differenti personalità. Funziona alla stessa maniera con i giocatori. Discorso convincente.

Così oggi Heimaey vanta 4500 abitanti e 8 milioni di pulcinelle di mare ogni estate. Nella mente di Heimir Hallgrímsson c’è però, e non potrebbe essere altrimenti, l’episodio che ha rischiato di attentare alla sua vita. I primi lapilli sono arrivati al mattino presto, poi un pennacchio di fumo si alzò dal lato orientale dell’isola e di qui la lava scese verso la città di Vestmannaeyjar”. Heimir aveva soli cinque anni e evidentemente credeva Heimaey, la sua isola, la più grande di tutte in Islanda, un luogo sicuro. Si mise a bordo con la sua famiglia su uno dei molteplici pescherecci salpati per fortuna, perché a quell’ora sarebbero dovuti trovarsi in mare aperto se non fosse stato per il cattivo tempo. La famiglia Hallgrímsson avrebbe messo di nuovo piede a Heimaey otto mesi dopo, e la drammatica cicatrice avrebbe inevitabilmente lasciato strascichi sul territorio e ancor peggio sulle persone. Il vulcano ha reso l’unità tra le persone molto più forte, specialmente quando le persone si uniscono per combattere contro la natura – le parole dell’ex ct islandese – c‘era un grande lavoro da fare dopo l’eruzione e molte persone sono tornate sull’isola e tutti hanno dovuto dare una mano per farlo. Penso che sicuramente ti aiuti come personaggio e ti scolpisca come la persona che sei”. E ancora: “Noi islandesi nel corso degli anni abbiamo dovuto affidarci a noi stessi con l’isolamento, le condizioni meteorologiche e così via. Penso che il duro lavoro sia la chiave del successo quando vieni da paesi o villaggi del genere.