La Juventus di Luciano Spalletti entra in una fase decisiva della stagione con una scelta ormai sempre più evidente: costruire una struttura stabile di titolari riducendo al minimo le rotazioni e definendo con chiarezza chi farà parte del progetto futuro.
Juventus, la svolta di Spalletti: nasce il nuovo nucleo
Dopo la gara contro la Roma, considerata uno spartiacque nella gestione del gruppo, il tecnico avrebbe accelerato un processo di selezione interna molto netto. Nel nuovo assetto trovano spazio certezze difensive come Pierre Kalulu, Gleison Bremer e Lloyd Kelly, insieme a profili considerati centrali nella costruzione del gioco come Andrea Cambiaso, Manuel Locatelli e Kephren Thuram. A questi si aggiungono giocatori di qualità e prospettiva come Teun Koopmeiners, Kenan Yildiz, Francisco Conceição e Weston McKennie. L’idea è chiara: una Juventus più corta, più intensa e con gerarchie definite, in cui pochi elementi costituiscono l’ossatura stabile della squadra. Un modello che punta a garantire continuità e identità tattica in vista della prossima stagione.
Esclusioni e bocciature: i calciatori fuori dal progetto
Parallelamente alla definizione dei titolari, si allunga la lista dei giocatori progressivamente esclusi dal progetto tecnico. Il caso più clamoroso è quello di Loïs Openda, rimasto per diverse gare senza minutaggio nonostante il suo status iniziale di investimento importante. Stesso destino per Filip Kostić, sempre meno centrale nelle rotazioni, e per Juan Cabal, frenato da problemi fisici e da un utilizzo ormai marginale. Anche Nicolò Adzic risulta fuori dai piani a causa degli infortuni, mentre Dávid Zhegrova è stato impiegato solo per spezzoni minimi di gara. Situazione analoga per Arkadiusz Milik, rientrato gradualmente dopo un lungo stop, e per altri profili come Stefan Holm, il cui utilizzo resta limitato e condizionato da valutazioni tecniche e di sostenibilità .
Juventus tra campo e bilancio: le incognite
Un caso a parte è quello di Dušan Vlahović, inizialmente centrale nelle gerarchie offensive ma poi ridimensionato a causa di infortuni e rotazioni forzate. E poi ci sono i fattori esterni. Una mancata qualificazione alla Champions League, o comunque a competizioni europee di alto livello, potrebbe obbligare il club a scelte dolorose sul piano finanziario. In questo scenario, alcuni elementi della rosa diventano potenziali asset da valorizzare per generare plusvalenze e riequilibrare i conti. Non si esclude la possibile cessione di uno tra i profili più richiesti, in un’ottica di sostenibilità del progetto e contenimento del monte ingaggi. Il lavoro di Spalletti assume una dimensione più ampia: non solo allenatore, ma figura centrale in un progetto di ricostruzione fra risultati sportivi e sostenibilità .
