Pio Esposito non è solo: all’Italia manca il coraggio, non i giovani

Pio Esposito con la maglia dell'Italia

Pio Esposito con la maglia dell'Italia Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Giugno 8, 2026

La doppia vittoria della giovane Nazionale guidata da Silvio Baldini contro Lussemburgo e Grecia, entrambe firmate dalle reti di Francesco Pio Esposito, non rappresenta soltanto un buon risultato estivo. È soprattutto un messaggio forte per il calcio italiano. I talenti non mancano. Anzi, continuano a emergere con regolarità dalle selezioni giovanili azzurre. Quello che spesso manca è la fiducia nel momento decisivo: il passaggio al grande calcio. L’Italia sperimentale allestita da Baldini ha mostrato personalità, qualità tecniche e prospettive interessanti. Un segnale che si aggiunge al recente trionfo della Nazionale Under 17 agli Europei, il secondo conquistato negli ultimi tre anni. Una coincidenza troppo significativa per essere ignorata. Mentre le rappresentative giovanili continuano a vincere e convincere, molti dei loro protagonisti faticano ancora a trovare spazio nei campionati di vertice.

Pio Esposito guida una generazione promettente

Il simbolo di questa nuova ondata azzurra è senza dubbio Pio Esposito. L’attaccante di proprietà dell’Inter ha trovato la via del gol in entrambe le amichevoli, confermando una crescita costante dopo la sua prima stagione nel massimo campionato. Le sue qualità erano già note agli addetti ai lavori, ma le indicazioni positive non si fermano al centravanti nerazzurro. Anche Jeff Ekhator e Luca Koleosho hanno lasciato intravedere ottime potenzialità nel reparto offensivo. Il primo, nato nel 2006, ha già accumulato esperienza in Serie A con il Genoa, mentre il secondo ha proseguito il proprio percorso all’estero. Le conferme sono arrivate anche dalla difesa, dove si sono messi in evidenza Fabio Chiarodia, Pietro Comuzzo e Davide Bartesaghi. A centrocampo hanno offerto prestazioni convincenti Luca Lipani, Niccolò Pisilli e Cher Ndour. Una base tecnica interessante che lascia intravedere prospettive incoraggianti per il futuro della Nazionale.

Il nodo resta la Serie A

L’aspetto più sorprendente riguarda però il minutaggio che questi giovani ricevono nei rispettivi club. Molti di loro sono considerati prospetti di alto livello, ma pochi riescono a conquistare una maglia da titolare con continuità. Comuzzo è ancora impegnato nella scalata alle gerarchie della Fiorentina, mentre Bartesaghi sta cercando di ritagliarsi uno spazio sempre più importante nel Milan. Ndour non è ancora una presenza fissa nell’undici viola, così come Chiarodia deve completare il proprio percorso di crescita in Bundesliga. Pisilli ha trovato maggiore continuità nella Roma soprattutto nella parte finale della stagione, mentre Lipani ha accumulato esperienza preziosa con il Sassuolo. Situazioni differenti ma accomunate da un dato evidente: il salto definitivo verso un ruolo centrale nelle rispettive squadre è ancora da compiere. Il confronto con altri grandi movimenti calcistici europei diventa inevitabile. In Spagna, Francia o Germania, i giovani più talentuosi vengono inseriti con maggiore naturalezza nei contesti di alto livello. In Italia, invece, prevale spesso una prudenza che finisce per rallentare la crescita dei prospetti migliori.

L’Under 17 campione d’Europa pone una domanda al sistema

Ancora più significativo è il caso della Nazionale Under 17 guidata da Daniele Franceschini. La formazione azzurra ha conquistato il titolo continentale, ma nessuno dei suoi protagonisti ha ancora esordito in Serie A. Alcuni, addirittura, non trovano spazio con regolarità nemmeno nei campionati Primavera. È qui che emerge la contraddizione del sistema calcio italiano. Le selezioni giovanili raccolgono risultati eccellenti, ma il percorso verso il professionismo di alto livello resta più complicato rispetto ad altre realtà europee.La sensazione è che il calcio italiano continui a preferire soluzioni immediate, spesso ricorrendo a giocatori stranieri dal rendimento incerto, invece di investire con decisione sui talenti cresciuti in casa. Una scelta che, nel lungo periodo, rischia di penalizzare soprattutto la Nazionale maggiore. I successi delle Under dimostrano che il problema non è la qualità dei giovani. Il problema è creare le condizioni affinché possano sbagliare, crescere e affermarsi ai massimi livelli. Perché se l’Italia continua a vincere nelle categorie giovanili ma fatica a portare questi talenti stabilmente in Serie A, allora il nodo non è la formazione. È il coraggio di credere davvero nei propri ragazzi.

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