L’assenza di Donald Trump dalle prime partite del Mondiale 2026 sta facendo discutere negli Stati Uniti. Il presidente americano non è stato presente né alla gara inaugurale tra il Messico e il Sudafrica all’Azteca né lo sarà oggi, al debutto degli Stati Uniti contro il Paraguay a Los Angeles, il primo match del torneo disputato sul suolo statunitense. Al suo posto, l’amministrazione sarà rappresentata dal segretario di Stato Marco Rubio, accompagnato dal segretario ai Trasporti Sean Duffy e dal responsabile della Sicurezza Interna Markwayne Mullin. La decisione sorprende, ma non stupisce. Del resto la Coppa del Mondo 2026 si apre in un clima caratterizzato da polemiche sulle politiche migratorie dell’amministrazione Trump.
Donald Trump e le ipotesi sui fischi ricevuti a New York
Nonostante l’assenza di conferme ufficiali, diversi osservatori politici hanno collegato la scelta di Trump ai fischi ricevuti l’8 giugno durante gara 3 delle NBA Finals al Madison Square Garden di New York. La sua apparizione sul maxischermo durante l’inno nazionale fu accompagnata da una rumorosa contestazione da parte di una parte del pubblico presente. Va sottolineato che, allo status quo, non esistono prove che posano far coincidere a mancata partecipazione al Mondiale sia legata direttamente a quell’episodio. Le ricostruzioni che parlano di “paura dei fischi” restano al momento interpretazioni giornalistiche. Così come i commenti diffusi sui social network e nelle discussioni online, non sono accertati. Tuttavia non è una ipotesi così peregrina o lontana dalla possibile realtà.
Mondiale tra sport, politica e tensioni migratorie
Negli ultimi giorni sono emerse controversie riguardanti visti e autorizzazioni all’ingresso per alcuni tifosi, funzionari e membri delle delegazioni straniere. Lo stesso Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti lavorano per garantire l’ingresso nel Paese delle «persone giuste». Dalla Casa bianca ribadiscono priorità della sicurezza nazionale Nonostante l’assenza alle prime partite, il presidente ha confermato la volontà di partecipare al Mondiale in una fase successiva del torneo. Secondo il presidente della FIFA, Gianni Infantino, il presidente Donald Trump potrebbe essere presente alla finale del 19 luglio nell’area di New York – New Jersey, dove si troverà probabilmente più a suo agio, come già avvenuto in occasione del Mondiale per Club.
Calcio d’inizio: che sollievo per la FIFA
La coppa del mondo in formato extralarge, con 48 squadre e tutti i continenti coinvolti, è anche un veicolo diplomatico. Le premesse della Terra del Sol, tuttavia, non sono incoraggianti. La passione del popolo messicano contrasta con la presenza quanto mai ingombrante degli Stati Uniti. Gli USA hanno già messo in imbarazzo il mondo con una linea securitaria considerata sovradimensionata rispetto alla portata dell’evento. Fra rimpatri di arbitri internazionali accusati di terrorismo, perquisizioni sulla pista di atterraggio (eufemismo) invasive e cani antidroga ad attendere i calciatori, l’inizio del mondiale è un momento di sollievo per la FIFA. Al netto del risultato, l’inizio del rullo di partite può spostare l’attenzione da tutti i problemi generatesi nelle ultime ore.
