Ralf Rangnick si allontana dal Milan. Dopo settimane di contatti e riflessioni, il tecnico tedesco avrebbe deciso di interrompere l’attesa e concentrarsi esclusivamente sul proprio incarico di commissario tecnico dell’Austria, impegnata ai Mondiali 2026. Una scelta destinata a far discutere. I rossoneri sono ancora senza allenatore e dirigenza a meno di un mese dalla ripresa della stagione.
Il tecnico tedesco dice stop e sceglie l’Austria
Dal ritiro della nazionale austriaca a Santa Barbara, dove la squadra prepara l’esordio iridato contro la Giordania, filtra grande fiducia sulla permanenza di Rangnick fino al 2028. La federazione non ha mai nascosto la volontà di proseguire il rapporto con l’ex manager di Lipsia e Manchester United, convinta che il progetto avviato negli ultimi anni debba proseguire anche dopo il Mondiale. Il presidente federale Josef Pröll aveva espresso pubblicamente il proprio ottimismo, sottolineando il rapporto di fiducia reciproca costruito con l’allenatore. Una convinzione che, con il passare delle settimane si è rafforzata. Rangnick avrebbe infatti ribadito ai vertici della federazione la volontà di restare alla guida dell’Austria, indipendentemente dai tempi per definire il rinnovo contrattuale.
Le richieste di Rangnick alla base della rottura
Un segnale forte indirizzato alla dirigenza rossonera, che nelle ultime settimane aveva sondato il terreno per affidargli la guida dell’intera area tecnica. Nei colloqui Rangnick avrebbe posto condizioni molto precise. Il tecnico tedesco era disposto a sposare il progetto Milan soltanto a fronte di un controllo totale dell’area tecnica, senza interferenze nelle scelte sportive. Tra le richieste avanzate figuravano la piena autonomia nella selezione dell’allenatore, dei dirigenti operativi, dello staff scouting e dell’organizzazione del settore giovanile. L’obiettivo era esportare a Milano un modello già sperimentato con successo in altre realtà: una struttura compatta, condivisa a tutti i livelli del club che avrebbe comportato una profonda riorganizzazione dell’intero settore sportivo.
Il silenzio del Milan e la scelta definitiva
Dopo gli incontri iniziali, però, il Milan ha valutato la proposta senza sciogliere le riserve. Una situazione che avrebbe infastidito il tecnico tedesco, poco incline a gestioni caratterizzate da lunghe attese e scarsa chiarezza decisionale. Mentre l’Austria continuava a manifestargli fiducia e centralità nel progetto, da Milano sarebbero arrivati soltanto segnali interlocutori. Per questo motivo, salvo clamorosi colpi di scena, non sarà lui l’uomo chiamato a guidare la rifondazione tecnica del Milan. Un’altra pista che sfuma per il club di Gerry Cardinale, ancora alla ricerca delle figure chiave per rilanciare un progetto sportivo messo totalmente in discussione dopo la mancata qualificazione alla prossima Champions League.
