Cristiano Ronaldo flop: e in Portogallo inizia il processo mediatico

Cristiano Ronaldo

Foto | EPA/JOSE COELHO - Footbola.it

Pasquale Luigi Pellicone

Giugno 18, 2026

Quando perfino i giornali portoghesi ti guardano come si guarda un parente che ha appena parcheggiato la macchina nel lago, significa che la situazione è seria. Cristiano Ronaldo è finito sul banco degli imputati dopo la prestazione opaca contro la Repubblica Democratica del Congo. E non in ultima fila: proprio davanti al giudice.

Cristiano Ronaldo, in Portogallo iniziano i processi

Il quotidiano Record gli rifila un impietoso 2 su 5 e titola senza troppi giri di parole: “Così non funziona”. A Bola rincara la dose e aggiunge il dettaglio che fa sempre colore: CR7 sarebbe stato tra i primi a lasciare il campo, evitando persino il giro d’onore con i compagni. Tradotto dal portoghese al linguaggio universale del calcio: muso lungo e zero voglia di sorridere alle telecamere. Non è finita. A sorpresa arriva anche la stoccata di Mukau, esterno della Repubblica Democratica del Congo: “Non abbiamo preparato nulla di speciale per Ronaldo. Sappiamo che non è più quello di una volta”. Traduzione brutalmente sincera: il mito non fa più paura come prima. Poi è arrivato Thierry Henry, che da opinionista è spesso più cattivo di quanto fosse da attaccante. L’ex francese ha criticato un’azione in cui Ronaldo si sarebbe messo sulla traiettoria di un possibile tiro vincente di Bruno Fernandes. “Voleva segnare lui”. Una frase che, detta a Cristiano, equivale quasi a una sentenza.

Messi e Cristiano Ronaldo, mai così distanti

La vera notizia, però, è un’altra. Per la prima volta dopo quasi vent’anni, la rivalità tra Messi e Ronaldo sembra assomigliare più a una fotografia sfocata che a una corsa testa a testa. Da una parte c’è Leo Messi che passeggia negli Stati Uniti come il sindaco onorario di Miami. Segna, diverte, distribuisce assist e raccoglie applausi. Se domani si candidasse alla presidenza dell’Argentina probabilmente dovrebbe solo scegliere il colore della fascia. Dall’altra c’è Cristiano, che continua a vivere ogni partita come una missione personale. La differenza è soprattutto mentale. Messi ha chiuso il conto con la storia vincendo il Mondiale del 2022. Ha conquistato l’unico trofeo che gli mancava e adesso gioca con la leggerezza di chi ha già completato l’album. Ronaldo invece sente ancora il richiamo dell’ultima occasione. Non perché il Portogallo abbia l’obbligo di vincere il Mondiale, ma perché lui vive ogni competizione come una sfida contro il tempo. E il tempo, purtroppo, è l’unico avversario che non si può dribblare.

Il corpo non mente: i numeri a confronto

I dati sono spietati come una bilancia dopo le feste. Messi è partito forte: tre gol, quattro tiri in porta e una presenza costante nelle azioni offensive. Ronaldo invece ha chiuso la sua gara con zero gol e soprattutto zero conclusioni nello specchio della porta. Anche dal punto di vista atletico il confronto racconta qualcosa. I chilometri percorsi sono simili, ma Messi produce più accelerazioni, più corse ad alta intensità e soprattutto dà la sensazione di avere ancora quella scintilla che accende le partite. Attenzione però a celebrare funerali sportivi anticipati. Ronaldo ha costruito la propria leggenda proprio nei momenti in cui tutti erano pronti a dichiararlo finito. Le critiche, storicamente, per lui sono carburante ad altissimo numero di ottani.

 

Change privacy settings
×