Addio Igor Protti, lo Zar immortale di Livorno

Igor Protti

Igor Protti ha fatto un giro di campo allo stadio Picchi di Livorno il 22 agosto 2025 per salutare i tifosi. - @ANSA

Pasquale Luigi Pellicone

Giugno 20, 2026

Livorno dà il suo addio a Igor Protti, l’ultimo bomber romantico: la storia di un uomo che ha lasciato un segno nel calcio italiano: Aveva 58 anni. La sua personalità si riassume in queste dichiarazioni: “Oggi i calciatori guadagnano molto di più, ma noi abbiamo visto un calcio più bello perché, quando venivi all’interno dello spogliatoio, ti sentivi parte integrante di un gruppo, di una città, di una storia, di una società, di una tifoseria”

Dalla gavetta in cantiere ai gol: la lezione di vita che ha forgiato Protti

La scomparsa di Igor Protti a lascia un vuoto profondo. Capocannoniere nelle tre principali categorie professionistiche, ma soprattutto uomo di straordinaria umanità, ha rappresentato un modello raro di coerenza, sacrificio e attaccamento ai valori autentici dello sport. Nato a Rimini, crebbe con gli insegnamenti del padre Flavio, imparando che ogni conquista richiede impegno e fatica. Emblematico l’episodio dell’infanzia legato al celebre pallone Tango dei Mondiali del 1978: per guadagnarselo, il giovane Igor trascorse una settimana lavorando in cantiere al fianco del padre, tra gru, calce e chiodi da raddrizzare. Una lezione che gli rimase impressa per tutta la vita. I primi passi nel calcio arrivarono con il Sant’Ermete prima e con il Rimini. Proprio in Romagna debuttò tra i professionisti sotto la guida di Arrigo Sacchi, che non lo considerava all’altezza di un futuro da protagonista. Una valutazione destinata a essere clamorosamente smentita dai fatti.

Dai record con Bari alle emozioni di Lazio e Napoli

La consacrazione di Protti arrivò attraverso una lunga e paziente scalata. Dopo le esperienze con Virescit Bergamo e Messina, l’attaccante esplose definitivamente con il Bari. In Puglia conquistò il titolo di capocannoniere della Serie A nella stagione 1995-96 grazie a 24 reti, un traguardo straordinario reso ancora più particolare dalla contemporanea retrocessione della squadra. Le sue prestazioni attirarono l’interesse di grandi club. Dopo una trattativa sfumata con l’Inter, che alla fine gli preferì Ivan Zamorano, approdò alla Lazio. Nella Capitale  non decollò mai completamente. Seguirono le esperienze al Napoli e alla Reggiana, prima del ritorno nella città che più di ogni altra aveva segnato la sua esistenza sportiva: Livorno. Un ritorno che avrebbe trasformato definitivamente la sua carriera in una storia destinata a entrare nella leggenda.

Protti e il Livorno, l’eredità di un simbolo del calcio italiano

Quando tornò a Livorno aveva già superato i trent’anni, ma trovò nuova linfa grazie all’incontro con Walter Mazzarri. In coppia con Cristiano Lucarelli trascinò la squadra dalla Serie C fino alla Serie A, conquistando altri titoli di capocannoniere e diventando il simbolo assoluto della rinascita amaranto. Nel 2004 contribuì alla storica promozione che riportò il Livorno nella massima serie dopo oltre mezzo secolo di assenza. L’anno successivo, a quasi 38 anni, decise di chiudere la carriera tra l’affetto della sua gente. Il club ritirò la maglia numero 10, riconoscendogli uno status che va oltre le statistiche: 669 presenze e 257 reti tra i professionisti. Anche lontano dai campi, Protti mantenne intatto il suo legame con la città e con il mondo del calcio, distinguendosi per iniziative di solidarietà e per la capacità di interpretare lo sport come fenomeno sociale prima ancora che agonistico. Nel luglio 2025 annunciò pubblicamente di essere affetto da una neoplasia maligna. Affrontò la malattia con coraggio e dignità, condividendo il percorso con tifosi e appassionati. Oggi l’ultimo saluto allo stadio. Un lutto per tutta la città: perché Igor Protti è stato il simbolo di un calcio fatto di appartenenza, sacrificio e autenticità. Un protagonista che ha saputo vincere senza dimenticare le proprie radici, uno degli ultimi veri romantici del pallone italiano.

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