Alla base del successo della carriera di Gabriel Paulista, uno dei migliori centrali della Liga, c’è una promessa: “Mamma, farò il calciatore“. Tutt’altro che originale come sogno, ma certo ambizioso per chi è partito dal nulla, dalle favelas di São Paulo, in grado di cambiare per sempre una vita che lo ha messo al muro durante l’infanzia prima di lanciarlo nel mondo del grande calcio.

Ha raccontato di aver vissuto in case di legno assieme ai suoi fratelli, in condizioni di povertà che spesso gli impedivano anche di mangiare. “Con i pochi soldi che avevo dovevo decidere: o comprarmi da mangiare o prendere i bus“, e la scelta spesso doveva ricadere proprio sui mezzi di trasporto. Crescere in queste condizioni non è certo facile, anche se non è l’unica storia brasiliana di questo tipo: solitamente riescono a scappare da queste condizioni precarie brasiliane i ragazzi di maggiore talento, invece Gabriel Paulista ha fatto di sé un grande difensore, veloce e di posizione, con un grande senso dei tempi.

gabriel paulista

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Di lì la sua promessa alla mamma, che gli chiedeva di trovarsi un lavoro per aiutare la famiglia. “Farò il calciatore e avrai una vita di lusso“, parole di speranza mista a una fenomenale convinzione che l’ha portato fino ai livelli attuali. “Oggi vive come una regina” ha dichiarato dopo il suo arrivo al Valencia, e questo è il suo più grande successo. Perché nell’ascesa sociale di un calciatore c’è sempre questo istinto familiare, questa sensazione di lotta per i più cari che fa la differenza.

Gabriel Paulista l’ha fatto a modo suo, ha lasciato São Paulo per andare a Salvador a giocare per il Vitoria, viaggio lunghissimo sulla costa del Brasile per inseguire il suo sogno e tenere fede alla promessa. Poi la Spagna, persino l’Arsenal e di nuovo il ritorno al Valencia, stavolta non al Villarreal ma direttamente a Mestalla, il tempio calcistico della città. La nazionale è ancora distante, anche perché la concorrenza è di altissimo così, ma in fondo per uno cresciuto nelle case di legno delle favelas il sogno era quello di emergere, e di tirare fuori da quel mondo i suoi cari.

L’animo di São Paulo lo porta con sé, anche nel suo nome, visto che il suo nome vero è Gabriel Armando de Abreu, per tutti Paulista, per non dimenticare da dove si è partiti.