Nel mondo è impossibile trovare qualcosa che in due ore di vita riesca ad emozionare più di una partita di calcio. Questo sport ridefinisce ogni concetto e lo fa alterandoci i battiti cardiaci con partite che spesso superano i confini della realtà. La realtà e la definizione di impossibile sono stati stravolti questa sera dal Barcellona che più che un’impresa ha scritto un libro di poesie, sei poesie per entrare di diritto nella storia del calcio mondiale.

4-0 di partenza, impresa titanica anche se sulla carta con dei calciatori così ci si può aspettare di tutto. La cornice del Camp Nou è scontata, siamo troppo abituati a vedere questo stadio pieno nelle partite che contano e i nostri occhi hanno già assorbito le strisce della bandiera della Catalogna che sventolano con insistenza.

Dal televisore fa sempre un grande effetto, in campo sembra che spaventi sempre di più. Di fronte a quelle 98.000 persone c’è un collettivo parigino che si sgretola, si spaventa passando dall’essere una squadra di eroi ad un undici di pulcini bagnati. Via con l’1 e col 2-0 per un primo tempo dove la zona nevralgica del gioco è il limite dell’area parigina invece che il centrocampo.

Rimonta meno impossibile svantaggio dimezzato ma serve uno sforzo. C’è un rigore per il Barça, netto, indiscutibile. Meunier, che ne ha combinata una più di Bertoldo alla pari di Rabiot scivola e stende Neymar prima dell’esecuzione (questa volta) perfetta di Lionel Messi.

Ma la magia svanisce in un attimo quando Cavani spara un mancino bellissimo incorniciando il pallone dentro i pali. E’ uno dei pochi lampi del PSG che rischia anche di chiudere definitivamente i conti con un contorpiede sciupato proprio dal Matador, errore da perdonare a uno come lui che viaggia a cifre record soprattutto perché la partita sembra in cassaforte. Lo suggeriscono i volti più tranquilli del Paris, lo indicano i musi lunghi ed il nervosismo blaugrana.

I cambi di Luis Enrique sembrano scriteriati: perché Turan e Sergi Roberto per Iniesta e Rakitic? Già, perché? Di base c’è poco senso logico, forse serve solo ad alterare degli schemi che diventavano prevedibili.

A 5′ dalla fine la notte sembra scendere inesorabile su Barcellona ma alt: Neymar da giocoliere nel primo tempo si è trasformato in inconcludente ed irritante e non vuole chiudere senza lasciare il segno. Stampa una punizione dal limite alle spalle di un Trapp davvero rivedibile e riaccende una speranza che rimane comunque proibitiva.

proibitiva per tutti ma non per il Barcellona, non al Camp Nou, non così presto. Un altro rigore, stavolta dubbio che però viene ancora trasformato con Neymar chirurgico.

Il finale è solo disperazione: palle lunghe che non appartengono al Barça, tutti dentro per esaudire le tantissime preghiere dei tifosi di questo Barcellona così folle e scriteriato. Dentro c’è anche Ter Stegen ma la palla arriva a lui, al brutto anatroccolo, a quel Sergi Roberto che tre settimane fa aveva ricevuto ogni tipo di critica ma che stavolta allunga il piede giusto, mette la palla dove serve e concretizza un vero e proprio miracolo. 6-1, sì 6-1, lo aveva detto Luis Enrique in conferenza stampa, lo hanno pensato tutti durante quel lancio disperato in area di rigore.

Il Barcellona c’è riuscito, ha scritto la storia della Champions League con una rimonta mai riuscita a nessuno; ha ridefinito il concetto di impossibile e ha regalato una serata di calcio che difficilmente dimenticheremo.

La storia è stata scritta, noi abbiamo avuto la fortuna di viverla. Il calcio sa farci dei regali speciali come questo.