L’addio burrascoso al PSG, la trionfale rinascita con il Rennes e, quando sembrava aver trovato la sua dimensione, il matrimonio con il Valladolid di Ronaldo. Delle ‘nuove avventure’ di Ben Arfa scriviamo spesso ed è diventato un appuntamento annuale come l’inizio dei campionati, la fine del calciomercato e la pausa Nazionali. Non stupisce più vederlo rimbalzare continuamente da un progetto tecnico ad un altro e, come una serigrafia warholiana, ha perso fascino il suo ingaggio dal mercato degli svincolati.

Tuttavia, quando si parla di Hatem Ben Arfa lo si fa sempre con un velo di malinconia per tutto quello che poteva essere e non è stato. Un moto perpetuo di speranza e frustrazione che non si esaurisce neanche allo scoccare dei 33 anni, né con il suo peregrinare. Va oltre il raziocinio, è una forma di amore calcistico. Il talento franco-tunisino ha scelto Bordeaux per portare robustezza a quello che, oggi, è il quartultimo attacco della Ligue 1. Da quando si è consolidato ufficialmente il 4-2-3-1 di Gasset, è stato perlopiù De Preville a ricoprire il ruolo di trequartista con Yacine Adli impiegato più da mediano di fantasia nonostante sia uno dei più adatti della rosa a giocare da ‘numero 10’.

 

Ben Arfa

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Nonostante De Preville si disimpegni piuttosto bene in tutti i ruoli della trequarti, pur nascendo prima punta, Ben Arfa potrebbe dare tutt’altra imprevedibilità a una squadra asfittica che soltanto contro il Dijon ha risposto presente con convinzione. L’esperienza spagnola con la maglia del Valladolid lascia l’amaro in bocca ai tifosi che di lui hanno lo splendido ricordo di Rennes con i rossoneri campioni in Coupe de France. Quell’anno Ben Arfa ha segnato 7 gol regalando tante giocate importanti: il suo raggio d’azione era costantemente dettato da scelte oculate, quasi stilistiche, e mirate alla ricerca dello spazio. Partiva da destra preferenzialmente, ma non era insolito trovato al centro del campo per dare appoggio alla linea difensiva o farsi vivo quando gli attaccanti reclamavano uno scarico.

Non si può negare entusiasmo al pensiero che l’ex Lione sarà ancora in Ligue 1. Un talento dimenticato sugli scaffali di un calcio fisico e dirompente più di quanto non fosse la Premier League che gli ha sgretolato speranze e tibia ai tempi del Newcastle. Avrà sempre quell’alone di mistero il neo-Girondino e se ogni ‘appuntamento annuale con le nuove avventure di Ben Arfa’ perderà appeal per la sua ripetitività vorrà dire che al suo capezzale resteranno soltanto gli innamorati cronici. E va bene così.