Ancora una volta si incrocia il destino di Porto e Roma ma questa volta non sarà una sfida per entare a far parte della fase a gironi della Champions, ma bensì per avere un posto tra le prime quattro. Grandi giocatori sono passati dal “Do Dragão“, ma anche qualche meteora passata per la Serie A o giocatori che troveranno la consacrazione lontani dal Portogallo. Vediamo cinque di questi giocatori che han vestito la maglia dei Dragões.

JORGE ANDRADE
Difensore simbolo del calcio portoghese all’inizio del nuovo millennio Jorge Andrade ha però sempre dato l’idea di essere un eterno incompiuto. Difensore solido e con grande senso della posizione ha mancato forse di quella personalità giusta per diventare un cardine del reparto arretrato. Dopo gli inizi molto positivi nel piccolo Estrela Amadora nel 2000 venne chiamato al Porto. Gli anni a Oporto furono molto positivi a livello personale, ma meno a livello di squadra. Andrade riuscì a debuttare in nazionale nella disastrosa trasferta parigina con la Francia, persa per 4-0, ma non riuscì mai a vincere un titolo portoghese. Le sue prestazioni non passarono però inosservate e nel 2002 passò nella vicina Galizia al Deportivo la Coruña. Appena arrivato vincerà una Supercoppa di Spagna, che rimarrà il suo unico trofeo, prima di disputare cinque anni felici ma che nell’ultimo periodo fu molto duro. Il 5 marzo 2006 si ruppe il tendine rotuleo contro il Barcellona e da di fatto finì la sua carriera. Provò nel 2007 a rimettersi in gioco con la Juventus neopromossa di Claudio Ranieri, ma dopo quattro partite non eccellenti a Roma si ruppe la rotula del ginocchio sinistro e da lì diede addio al calcio.

MARIO BOLATTI
L’uomo che salvò Maradona, il giocatore che segnò un unico gol in Nazionale ma fu fondamentale per la qualificazione a Sudafrica 2010. Mario Bolatti ha rappresentato perfettamente l’emblema del giocatore sudamericano grande nel proprio continente ma incapace di sfondare in Europa. Dopo aver esordito nelle fila del Belgrano a 22 anni fu portato nel Vecchio Continente dal Porto ma in biancoblu le cose non andarono bene. Trovò poco spazio e non fu mai in grado di meritarsi il posto da titolare, ma nell’estate 2008 non riuscì a trovare una squadra e rimase sei mesi a Oporto senza mai giocare. Tornò all’Huracan dove conquistò la nazionale e i Mondiali del 2010 prima di riprovare l’esperienza europea nella Fiorentina, ma anche qui le cose non andarono bene. El Gringo non convinse nemmeno in Toscana e dopo un solo anno tornò in Sud America, questa volta all’Internacional dove inizierà una lunga sponda tra Argentina e Brasile e ora gioca nella seconda serie argentina con il Boca Unidos.

CASEMIRO
Uno dei centrocampisti più importanti per il Real Madrid pluricampione d’Europa degli ultimi anni. Non tutti però sanno che i madrileni ebbero pazienza con lui e fu fondamentale il suo passaggio al Porto per affermarsi in Europa. Casemiro iniziò con il San Paolo e già in rossonero fece vedere grandi cose venendo considerato uno degli astri nascenti del calcio verdeoro. Il suo debutto nella Seleçao fu nella partita più importante contro l’Argentina a soli 19 anni dimostrando che la personalità non gli mancava. Nel 2013 passò al Real Madrid ma lo scarso minutaggio gli fece perdere i Mondiali casalinghi del 2014 e così venne girato in prestito al Porto. L’esperienza fu molto positiva, arrivarono i suoi primi gol europei e fu subito richiamato dalle parti del Bernabéu. Dal 2015 è diventato una colonna importantissima dei Blancos e con Modrić e Kroos ha formato un centrocampo da sogno, riuscendo ad andare anche a segno nella finale di Champions League del 2017 contro la Juventus.

DIEGO
Uno dei più grandi rimpianti della storia recente della Juventus, l’uomo che avrebbe dovuto risollevare la Vecchia Signora da anni cupi e bui è stato invece il simbolo del fallimento bianconero. Diego Ribas da Cunha però era stato accolto a Torino quasi come un profeta dato che il suo processo di maturazione sembrava giunto a compimento. Dopo aver iniziato con il Santos approdò in Europa a soli 19 anni e fu il Porto a fiutare l’affare e ad assicurarsi quel ragazzo che avava appena vinto la Copa América col Brasile. In Portogallo pero ci furono molte ombre e poche luci e non riuscì a imporsi nella squadra campione d’Europa in carica e non fece dimenticare Deco ceduto al Barcellona. Dopo due anni andò in Germania al Werder Brema dove visse gli anni migliori della carriera. La Juve allora decise di ingaggiarlo nel 2009 e dopo un super inizio contro la Roma iniziò a calare di ritmo e di giocate e dopo solo un anno venne ceduto al Wolfsburg prima tappa di un lungo peregrinare che lo riporterà in patria al Flamengo.

MARIANO GONZÁLEZ
Fratello maggiore di quel Pablo González che tanto fece bene con il Novara, Mariano González era un’ala d’altri tempi. Tutto corsa, dribbling e cross, il tiro era secondario, ma nei suoi anni migliori fece vedere grandi cose. Iniziata la sua carriera ad Avellaneda con il Racing riuscì a guadagnarsi l’attenzione dell’Argentina e a essere convocato in nazionale per le vittoriose Olimpiadi del 2004 dove realizzò uno dei gol decisivi contro l’Italia in semifinale. E fu proprio il Belpaese la sua meta successiva e il neopromosso Palermo riuscì a portarlo in Sicilia. La difficoltà nel trovare la via del gol non gli impedì di mettersi in mostra e diventare uno dei pezzi pregiati del nostro campionato e nel 2006 venne preso in prestito dall’Inter. Con i nerazzurri vincerà lo scudetto, ma a Milano non riuscì a imporsi, chiuso da un certo Luís Figo e la sua esperienza meneghina durò solo un anno. Salutò l’Italia e se andò al Porto per continuare a giocare in Champions League e al “Do Dragão” passò quattro grandi stagioni, dove divenne titolare fisso e riuscì al termine della prima stagione a riottenere la chiamata dell’Argentina per un’amichevole contro la Bielorussia. Con l’arrivo di Villas Boas iniziò a giocare meno, ma riuscì comunque a essere nella squadra che vinse l’Europa League del 2011, anno in cui lo vide tornare in Argentina all’Estudiantes, primo di una lunga serie di trasferimenti.