Mondiali 2026: per l’Italia si riapre il caso ripescaggio

Mondiale 2026

Mondiale 2026 Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Aprile 24, 2026

L’ipotesi di vedere l’Italia ai Mondiali 2026 senza qualificazione sul campo torna improvvisamente al centro del dibattito internazionale. A rilanciarla è stato Paolo Zampolli, imprenditore e inviato speciale legato all’amministrazione statunitense, che ha proposto alla FIFA e al presidente Gianni Infantino di inserire gli Azzurri al posto dell’Iran.

Italia ai Mondiali 2026: si riapre il caso ripescaggio

Secondo diverse ricostruzioni, la proposta non nasce solo da logiche sportive, ma anche da considerazioni politiche e diplomatiche. Zampolli avrebbe infatti sostenuto che l’Italia, forte dei suoi quattro titoli mondiali, rappresenti un valore aggiunto per il torneo nordamericano, sia in termini di appeal globale sia di ritorno economico.  L’idea, definita da molti come una provocazione, è stata comunque formalizzata e ha avuto eco internazionale, trasformandosi rapidamente in un caso mediatico. Non si tratta peraltro della prima volta: già in passato lo stesso Zampolli aveva avanzato una proposta simile in occasione del Mondiale in Qatar. Tuttavia, al di là dell’effetto mediatico, la possibilità concreta che l’Italia venga riammessa resta estremamente limitata. L’iniziativa ha infatti più il sapore di una mossa simbolica che di una reale trattativa sportiva.

Regolamento FIFA e nodo Iran: perché è quasi impossibile

Il principale ostacolo alla suggestione di un’Italia ripescata riguarda il regolamento della FIFA, che disciplina in modo chiaro eventuali sostituzioni tra le squadre qualificate. In caso di esclusione o rinuncia di una nazionale, la federazione internazionale mantiene un ampio margine decisionale, ma segue criteri ben definiti. Non esiste infatti alcun automatismo che favorisca una squadra eliminata nelle qualificazioni, nemmeno se si tratta di una nazionale di primo piano come l’Italia.  Anzi, secondo le norme e le prassi consolidate, un eventuale sostituto dovrebbe provenire dalla stessa confederazione della squadra esclusa. Nel caso dell’Iran, appartenente all’Asia, il posto verrebbe con ogni probabilità assegnato a un’altra nazionale asiatica, come gli Emirati Arabi Uniti, e non a una europea.  A rendere ancora più teorico lo scenario è la posizione dello stesso Iran. Le autorità di Teheran hanno ribadito la volontà di partecipare regolarmente al torneo, mentre la FIFA non ha mai messo in discussione la presenza della nazionale asiatica nel tabellone ufficiale.  In assenza di una rinuncia o di una sanzione straordinaria, dunque, non esiste alcuno spazio concreto per un ripescaggio azzurro.

Ripescaggio sì o no: istituzioni contrarie, tifosi divisi

In Italia, la proposta ha generato una reazione netta da parte delle istituzioni sportive e politiche. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha respinto l’idea definendola inappropriata, ribadendo che la qualificazione ai Mondiali deve essere conquistata sul campo.  Sulla stessa linea il presidente del CONI Luciano Buonfiglio, che ha sottolineato il valore del merito sportivo, e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha espresso forte imbarazzo di fronte a un’eventuale ammissione “d’ufficio”. Diverso, invece, il clima tra i tifosi. Una parte della base accoglierebbe favorevolmente qualsiasi soluzione pur di rivedere l’Italia su un palcoscenico mondiale. Un’altra, invece, considera un eventuale ripescaggio una scorciatoia incompatibile con la tradizione sportiva azzurra. Il risultato è una spaccatura tra pragmatismo e orgoglio: da un lato la voglia di tornare protagonisti, dall’altro la difesa dei principi di merito e competizione.

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