La rinascita nerazzurra affonda le radici in una delle notti più amare della storia recente: il 31 maggio 2025, con il pesante 5-0 subito in finale di Champions League. Da quella frattura è partita una riflessione profonda che ha portato alla fine di un ciclo tecnico e all’avvio di un nuovo progetto. La scelta più delicata è stata quella dell’allenatore: puntare su Cristian Chivu, profilo giovane e con appena 13 panchine in Serie A, rappresentava un rischio evidente.
La scommessa vinta di Chivu
L’avvio complicato — 2 sconfitte nelle prime 3 giornate, contro Udinese e Juventus — aveva alimentato dubbi e critiche. Tuttavia, la dirigenza ha mantenuto la rotta e Chivu ha rapidamente consolidato la propria posizione. Determinante la decisione di non stravolgere l’impianto tattico ereditato: il 3-5-2 è rimasto il sistema di riferimento, ma con una maggiore verticalità e intensità nella circolazione. Il risultato è stato un rendimento straordinario: 74% di vittorie, miglior dato tra gli allenatori esordienti nella storia del club. Un approccio pragmatico, unito a una gestione lucida dello spogliatoio, ha permesso di trasformare una scommessa iniziale in una certezza tecnica.
Le scommesse vinte da Chivu in rosa
Se la guida tecnica è stata decisiva, altrettanto lo è stata la costruzione della rosa. Dopo una stagione 2024-25 chiusa senza trofei, uno dei principali limiti era emerso nelle alternative offensive. I numeri parlano chiaro: i 5 gol complessivi di Taremi (1) e Arnautovic (4) sono stati sostituiti dagli 11 gol totali di Pio Esposito (6) e Ange-Yoan Bonny (5). L’impatto dei nuovi innesti non si è limitato ai numeri. Pio Esposito ha portato energia, movimento e freschezza, mentre Bonny ha garantito presenza fisica e lavoro sporco. A centrocampo, il contributo di Petar Sucic è stato determinante, come dimostrato dal gol decisivo nella semifinale di Coppa Italia contro il Como. In difesa, l’arrivo di Manuel Akanji ha colmato un vuoto importante: leadership, fisicità e qualità nell’impostazione, con il primato di difensore con più passaggi riusciti in Serie A. Grazie a rotazioni più affidabili, la squadra ha gestito meglio infortuni e cali di forma, evitando il crollo fisico visto nella stagione precedente.
I protagonisti dello scudetto
Il titolo porta firme ben precise. Su tutte spicca quella di Federico Dimarco, autore di una stagione storica: 17 assist e 6 gol, per un totale di 23 partecipazioni dirette, record assoluto per un difensore in Serie A. Numeri che lo pongono al centro del sistema offensivo. Accanto a lui, il capitano Lautaro Martínez ha chiuso da capocannoniere con 16 reti, confermandosi leader tecnico ed emotivo. La sua assenza ha inciso pesantemente sulle prestazioni della squadra, evidenziando la sua centralità nel progetto. Fondamentale anche il contributo di Hakan Calhanoglu, miglior centrocampista per media realizzativa con un gol ogni 183 minuti, e la crescita di Piotr Zielinski, passato da 2 a 6 gol, tra cui quello decisivo contro la Juventus al 90’. Nel complesso, i numeri certificano il dominio: 81 gol segnati, miglior attacco del campionato, e 16 clean sheet, miglior difesa. Nonostante qualche difficoltà negli scontri diretti, la continuità sulle 38 giornate ha premiato la squadra più completa e organizzata. Uno scudetto costruito su equilibrio, profondità e identità tattica.
