La corsa alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio di Giovanni Malagò potrebbe arrestarsi sul più bello, a pochi giorni dal voto del 22 giugno. Il Ministro dello sport Andrea Abodi ha inviato una pec al Collegio di Garanzia dello Sport e all’ANAC (autorità nazionale anticorruzione) e al Collegio di Garanzia dello sport. Quanto basta per aprire alla possibilità di un nuovo caos all’interno del calcio italiano.
Malagò una corsa che rischia di arrestarsi sul più bello
L’ex presidente del CONI è il grande favorito alla successione del dimissionario Gabriele Gravina. Rispetto al suo avversario, Giancarlo Abete (attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti) gode dell’appoggio del 70% delle componenti. Elezione al primo turno scontata come un guanto ad agosto ma quella che dovrebbe essere una formalità, rischia di trasformarsi in una corsa a ostacoli. Il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha infatti richiesto un parere formale all’Autorità Nazionale Anticorruzione e al Collegio di Garanzia dello Sport sulla possibile eleggibilità di Giovanni Malagò alla guida della Federcalcio.
Il nodo del pantouflage: in cosa consiste
Al centro della vicenda c’è la questione del cosiddetto “pantouflage”. Trattasi del divieto di assumere incarichi di controllo o vigilanza su determinati enti prima di un determinato lasso di tempo. Nel caso in questione, l’elezione di Giovanni Malagò cozza con la carica, scaduta due anni fa, di presidente del CONI. Il nodo è nella possibile ineleggibilità: Malagò è stato ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ovvero l’organo che ha funzioni di vigilanza su tutte le federazioni (gioco calcio compresa). Non sono ancora trascorsi tre anni dalla fine del mandato, risalente a giugno 2025. Dunque, secondo alcuni osservatori della norma che prende spunto dalla Legge Severino, non vi sono i requisiti di candidabilità.
Il rischio di un nuovo caos: partita politica più che sportiva
La vicenda assume contorni più aderenti alla politica che allo sport. Non è un mistero che fra Abodi e Malagò non corra buon sangue. Dissapori che affondano le radici al “no” alla deroga ai tre mandati consecutivi per la carica di Presidente del Coni. Anche Giancarlo Giorgetti non ha rapporti idilliaci con il candidato alla presidenza FIGC, derivanti dalla querelle legata alla nascita di “Sport e Salute” ente voluto e creato dal MEF che di fatto ha svuotato il CONI del ruolo di “cassaforte” dello sport italiano. Le autorità competenti hanno due settimane di tempo per esprimersi sulla vicenda. Il verdetto arriverà a ridosso delle elezioni e rischia di far saltare il banco, equilibri e progetti di riforme che il calcio sta faticosamente rincorrendo.
