L’Argentina vince, Lautaro esce scuro in volto. L’attaccante dell’Inter, per chi l’ha visto nel corridoio dello stadio Kansas City non aveva l’umore dei giorni migliori. Il malessere non va interpretato come un segnale d’allarme. Piuttosto come la reazione di un centravanti che pretende molto da se stesso. E che sa di avere ancora tutto il tempo per lasciare il proprio segno sul torneo.
Lautaro, il Mondiale parte in salita
C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi statistica lo stato d’animo di Lautaro Martinez dopo l’esordio dell’Argentina al Mondiale. Mentre i campioni del mondo attraversano in fila indiana il corridoio dello stadio per evitare l’assalto dei giornalisti, il capitano dell’Inter guida il gruppo con passo veloce e sguardo basso. Nessuna risposta alle domande, nessun cenno ai cronisti che urlano il suo nome. Solo la voglia di salire sul pullman e lasciarsi alle spalle una serata che avrebbe voluto diversa. L’Argentina ha vinto, e questo è ciò che conta davvero per il commissario tecnico Lionel Scaloni. Ma per un attaccante il giudizio passa inevitabilmente anche dalle occasioni create e dai gol segnati. E Lautaro, nella notte illuminata da Lionel Messi, è rimasto ai margini della scena.
Una prestazione senza il guizzo decisivo
L’attaccante nerazzurro non ha disputato una partita negativa. Ha lavorato per la squadra, si è mosso molto e ha contribuito alla manovra offensiva. Un suo assist per Messi era stato anche trasformato in rete dalla Pulce, ma il VAR ha cancellato tutto. Poi è arrivata una conclusione diagonale neutralizzata da Luca Zidane e poco altro da annotare. Troppo poco per chi si era presentato negli Stati Uniti con ambizioni importanti. Lautaro era convinto di poter essere uno dei protagonisti dell’avventura argentina, forte di una stagione eccellente e di una condizione fisica finalmente ottimale. Dopo anni vissuti tra acciacchi e momenti complicati in nazionale, il numero 9 pensava di avere tutte le carte in regola per prendersi il palcoscenico fin dalla prima partita. La sostituzione nella ripresa non era una sorpresa e non ha generato malumori. Era prevista nella gestione delle energie. Ciò che può aver lasciato amarezza è piuttosto la sensazione di non essere riuscito a incidere.
Lautaro, il fantasma di Doha e la minaccia Alvarez
Ad aumentare la pressione c’è soprattutto la concorrenza di Julian Alvarez. L’attaccante sembra aver smaltito definitivamente i problemi alla caviglia e si candida con forza per una maglia da titolare nella prossima sfida contro l’Austria. Per Lautaro il rischio è che si ripeta quanto accaduto al Mondiale del 2022. In Qatar partì titolare, ma dopo le prime gare fu proprio Alvarez a conquistare il posto al centro dell’attacco, diventando uno degli uomini chiave della cavalcata iridata dell’Albiceleste. La storia, però, non è necessariamente destinata a ripetersi. Rispetto a quattro anni fa, Lautaro appare più maturo, più solido mentalmente e soprattutto molto meglio dal punto di vista fisico. Il Mondiale è appena iniziato e le gerarchie possono cambiare rapidamente. Una partita brillante potrebbe ribaltare nuovamente gli equilibri.
