La tensione è altissima tra la Uefa e la Jupiler Pro League sulla decisione dello stop del campionato belga presa dalla Federcalcio il 2 marzo scorso. L’accordo tra i club diramato attraverso un comunicato stampa del presidente del Genk e della Federcalcio Peter Croonen, prevedeva la fine della stagione con la vittoria del campionato da parte del Club Brugge, con una partita di stagione regolare ancora da disputare e 15 punti di distanza sulla seconda. La decisione era arrivata in seguito all’appello dello stesso Croonen di rispettare anche l’evoluzione del contagio in tutta la nazione, che ha poi commentato così: “Fermarsi è la scelta giusta, è la dimostrazione che il calcio belga non è un corpo estraneo alla società, ha ben chiaro cos’è socialmente desiderabile e logico. Il paese sta affrontando circostanze nelle quali il calcio in particolare e lo sport in generale non sono una priorità. Non siamo l’unico settore gravemente colpito dal coronavirus. Siamo quello che però può ripartire con meno difficoltà”. L’unica decisione rimasta ancora in bilico è quella relativa alla decisione sulla finale della coppa nazione, la Crocky Cup, e sulla finale di ritorno della seconda divisione, la Proximus League. Il consiglio ha deliberato un nuovo incontro il 15 aprile, per discutere sulle opportunità di posticipare tutto a data da destinarsi.

Questa simbolica decisione, il campionato belga è il primo a fermarsi, ha raccolto da subito consensi e messaggi di solidarietà da parte delle altre federazioni. Meno clemente è arrivata la risposta della Uefa nelle parole del presidente Aleksander Ceferin: “Siamo convinti che il calcio sarà in grado di ricominciare nei prossimi mesi, rispettando le condizioni che saranno dettate dalle autorità pubbliche. Riteniamo inoltre che qualsiasi decisione di abbandonare le competizioni nazionali sia, in questa fase, prematura e non giustificata”. Per rendere chiaro il concetto ha sottolineato che “la Uefa si riserva il diritto di non ammettere i club” dei campionati che decideranno di non terminare la stagione “alle competizioni Uefa nel 2020-2021, in conformità con regolamenti applicabili”. Per la Uefa quindi il Club Brugge non verrà ufficializzato come titolare del primo posto del campionato belga, fino a nuove comunicazioni.

La risposta della Uefa non ha sicuramente preso in controtempo la federazione belga, come le altre europee. La paura maggiore di Ceferin in questo momento proviene dal “precedente storico” a cui si potrebbero appellare gli altri dirigenti europei. Se altre nazioni seguissero l’esempio di Bruxelles, la ricerca di riprendere il calcio giocato verrebbe meno e si potrebbe mettere in discussione pure la conclusione delle coppe internazionali. Il che equivarrebbe a un danno economico tra mancati ricavi e contratti di sponsorizzazione da ridefinire se non addirittura da annullare. Degli oltre due miliardi di giro d’affari della Champions League, un terzo potrebbe essere a rischio. E se si considera che la maggior parte proventi della massima competizione per club europei dovranno essere comunque, per norma, versati ai club, l’Uefa potrebbe ritrovarsi un buco di bilancio ancora maggiore. In questo momento, per la Uefa, l’appello ad un “senso di responsabilità” del campionato belga non può essere accettato.

La Jupiler Pro League, oltre alla Uefa, deve anche combattere la dura prova economica che colpirà i club in merito a questa decisione. Uno dei club che si è fatto portavoce, mostrando la realtà dei conti in rosso per il campionato belga, è il Gent. Il suo presidente Ivan De Witte ha afferma: “Credo che la maggior parte dei club del campionato belga possa sopravvivere a questa condizione solo per un paio di mesi, con una perdità del valore dei club che si attesterà attorno al 25/30%. L’unica cosa per adesso sicura sono gli introiti del nuovo contratto televisivo firmato pochi mesi fa, l’unico scoglio a cui aggrapparsi durante questo difficile momento.