Il 2019 come anno del cambio: cambio di approccio, di carattere, di prospettiva. Un’Argentina che accetta i suoi limiti ma che riscopre il suo animo, quello del dejarlo todo, di lasciare tutto, nel campo. Dalla semifinale contro il Brasile in Copa América, l’eliminazione più onorevole degli ultimi anni, passando anche per il Mondiale di basket, che ha fatto capire di che tipo di carattere è necessario avere per far sognare il Brasile: un’Argentina partita da basi più modeste, ma certamente più viva sul piano caratteriale.

E l’amichevole con la Germania ha dimostrato proprio questo. Pur senza Messi, che nell’ultimo torneo in Brasile è stato finalmente il capopopolo che tutti gli imploravano di essere, con l’inno finalmente cantato e un’esposizione mediatica di protesta dopo la sconfitta col Brasile, l’Albiceleste non si è inchinata davanti alla Germania quando si è ritrovata sotto di due gol. Merito di un secondo tempo in cui sono entrati gli uomini giusti ed è uscito il carattere per dare la scossa dopo una prima metà giocata con intensità troppo bassa.

E non sono serviti neanche due grandi protagonisti, né campioni maturi da riciclare nel ciclo della nazionale. Gli autori dei gol sono entrati dalla panchina: Alario e Ocampos, perfetti esempi di cosa serve ora all’Argentina per essere viva. Più forti dell’altisonanza dei nomi, pur avendo avuto carriere che erano partite con prospettive differenti e che non sono mai decollate come si pensava.

Il Pipa dopo esser stato uno dei trascinatori del River Plate si è arenato in Bundesliga, dove non è ancora arrivato in doppia cifra. L’ex Milan e Genoa è invece adesso finito al Siviglia, dove sta provando a risollevarsi dopo stagioni tutto tranne che esaltanti.

Eppure c’è la firma loro nella rimonta da 2-0 a 2-2, come se il segnale fosse la necessità di figure del genere. Per un’Argentina di alma y corazón, più conscia dei propri limiti e meno esigente con se stessa. Reduce da una partita che pur essendo un’amichevole dà tanto morale per tanti motivi: per la storia recente con la Germania, per la capacità di mettersi alla pari con una grande nazionale europea, per lanciare un messaggio di fiducia in vista della prossima estate. Lì, dove tutti sperano che i sogni portati dalle nazionali di quest’anno, calcio e basket, possano anche portare un trofeo e non solo un bellissimo sogno svanito sul più bello.

 

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