Domani sera l’Italia andrà ad Atene per la terza partita del girone di qualificazione per Euro 2020 e una vittoria permetterebbe alla squadra di Mancini di sentirsi già con un piede e mezzo nella massima competizione continentale. Molti greci hanno giocato in Serie A in questi anni lasciando ricordi positivi e non. Vediamo ora i cinque che hanno fatto meglio nel nostro campionato.

TRAÏANOS DELLAS
Traïanos Dellas è stato uno dei simboli della difesa greca di inizio millennio e autentico protagonista nell’incredibile scalata della squadra di Rehhagel. Arrivò in Italia ben prima dell’estate 2004, quando tutti dovevano avere un greco in squadra e spesso questo investimento non portò a nulla di buono. Cresciuto nell’Aris della sua Salonicco si fece conoscere al grande pubblico greco grazie a un anno in prestito al Panserraïkos, dove si rivelò anche ottimo goleador, prima di consacrarsi l’anno dopo tornato nella sua squadra d’origine. La prima esperienza all’estero avvenne nel 1997 con lo Sheffield United, ma in due anni furono più panchine che partite e così nel 1999 tornò in Grecia, ma in direzione della Capitale verso l’Aek. Con i gialloneri legherà principalmente la sua carriera giocandoci in tre circostanze diverse e le prime due stagioni gli permisero di conquistarsi la nazionale e di riprovare l’opportunità all’estero questa volta in Italia, al Perugia. Nonostante il buon inizio in Umbria ci furono grossi problemi con Luciano Gaucci legati al suo contratto e il vulcanico presidente decise di metterlo fuori squadra per tutta la stagione. Questo non impedì a Dellas di essere entrato nel mirino della Roma di Fabio Capello che aveva bisogno di un difensore centrale. Nella Capitale venne soprannominato “Il ciclope” e per tre anni si rivelò un ottimo difensore di riserva. Nel 2005 tornò in Grecia, ancora all’Aek dove chiuse la carriera nel 2012 prima di iniziare quella da allenatore.

GRĪGORĪS GEORGATOS
Sentire parlare di “saudade” in riferimento a giocatori brasiliani è cosa normale e conosciuta da tutti, ma quando questa forma di malinconia colpisce un greco non può far altro che nascere un enorme forma di stupore. È quello che accadde a Grīgorīs Georgatos uno dei migliori terzini sinistri, vero dramma interista per moltissimi anni, dell’Inter tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000, fino a quando la nostalgia di casa non lo colpì. Si fece conoscere nel piccolo Panachaïkī, squadra di Patrasso, dove riuscì a conquistarsi la prima convocazione in nazionale e nel 1996 era giunto il momento di svoltare passando all’Olympiakos. Nel Pireo visse tre anni favolosi che gli permisero di approdare nell’Inter che avrebbe dovuto essere stellare di Marcello Lippi. Come detto l’inizio fu dei più incoraggianti e Bobo Vieri ringraziò più volte Georgatos per i suoi perfetti cross di sinistro, ma a Milano non c’era il mare del Pireo e così giunto il rigido inverno lombardo, si incupì e anche le sue prestazioni calarono. Riuscì a farsi mandare per un anno in prestito all’Olympiakos ma ritornò a fine stagione e con Cúper in panchina sfiorò lo Scudetto. Non avrebbe voluto tornare e l’Inter si era già assicurata Gresko e Vivas su quella fascia, ma nonostante tutto riuscì a dimostrarsi il più valido dei tre riuscendo anche a segnare un gol decisivo contro il Bologna. A fine anno tornò in patria prima all’Aek e poi ancora all’Olympiakos dove chiuse la carriera nel 2007. Non vinse l’Europeo del 2004 causa i grossi dissidi con Rehhagel che gli costarono la nazionale dal 2001.

GIORGIOS KARAGOUNIS
Uno dei più talentuosi e fantasiosi giocatori greci di sempre. Non proprio un giocatore costante e con il grosso difetto di essere troppo rifinitore e poco goleador e nel calcio del nuovo millennio questa caratteristica non può mancare a un trequartista. Nato a Pyrgos nell’Elide, Karagounis iniziò la sua carriera con il Panathinaikos ed esplose da ragazzino in un prestito biennale con l’Apollon Smyrnīs. Tornato nella squadra ateniese disputò cinque stagioni ad altissimo livello che lo misero nel mirino dell’Inter di Massimo Moratti. In nerazzurro fece tanta, tantissima panchina, probabilmente anche eccessiva perché i numeri di alta scuola furono fatti vedere a Milano. Fantastica la serpentina con la quale in Coppa Uefa scartò mezzo Benfica prima di servire Martins per il più facili dei gol. La vitttoria da protagonista di Euro 2004 gli permise di restare un anno in più all’Inter ma nel 2005 fu proprio il Benfica a volerlo acquistare e per due anni deliziò il pubblico lusitano. Il richiamo di casa era troppo forte e soprattutto quello del suo amato Panathinaikos dove disputò ancora ottime annate prima di chiudere carriera con due anni al Fulham.

ZĪSĪS VRYZAS
Il greco più amato di tutti e probabilmente quello che ha lasciato il maggior segno in tanti anni di Serie A. Vryzas non è mai stato il campione da copertina, ma è sempre stato quello che nei momenti decisivi lo zampino ce lo metteva dentro. Seconda punta di grande lavoro per la squadra ma non di moltissimi gol venne lanciato dallo Xanthī dove riuscì a entrare in orbita nazionale greca. Nel 1996 passò al più blasonato Paok Salonicco ma continuò a segnare poco e a sorpresa nel 2000 Gaucci lo portò in Italia nel suo Perugia. Vryzas visse tre anni e mezzo favolosi, con Cosmi in panchina e varie spalle d’attacco, che lo fecero diventare il miglior cannoniere straniero in Serie A dei Grifoni. La rivoluzione del gennaio 2004 fece sì che anche il greco dovette lasciare l’Umbria e lo acquistò la Fiorentina con la quale riuscì a ottenere una inattesa promozione in Serie A dopo uno spareggio proprio con il suo Perugia. Andò per un anno in prestito in Spagna al Celta Vigo prima di tornare in Italia e ottenere un’altra promozione in Serie A con il Torino. Chiuse la carriera nel 2008 dopo due stagioni in Grecia nelle sue ex squadre, Xanthī e Paok. A Euro 2004 fu decisivo il suo gol nella sconfitta contro la Russia perché l’aver perso per 2-1 permise di avere una miglior differenza reti contro la Spagna e andare così ai quarti di finale.

THEODOROS ZAGORAKĪS
Il miglior giocatore di Euro 2004 e capitano di quella squadra incredibile che stupì il mondo in una calda estate portoghese. Zagorakīs era la mente di quella squadra, il metronomo, l’uomo di maggior calma e capace di impostare l’azione partendo da dietro. Un vero capitano insomma che arrivò in Italia troppo tardi ormai sull’onda del trionfo continentale. Dopo gli inizi nella sua Kavala divenne una colonna e un simbolo del Paok Salonicco con il quale disputò tutti gli anni ’90 e dal ’94 divenne un simbolo anche della Grecia. Provò l’esperienza all’estero con il Leicester e in Inghilterra riuscì a farsi valere e nella seconda stagione riuscì addirittura a vincere la Coppa di Lega inglese. Alcuni problemi con il tecnico Peter Taylor però lo allontanarono dalle Midlands e tornò in patria all’Aek Atene dove vinse un’altra Coppa nazionale, ma soprattutto nel 2004 divenne campione d’Europa ormai a trentatre anni. A fine anno venne acquistato dal Bologna dove fu titolare fisso nella squadra di Mazzone che purtroppo retrocedette a fine anno dopo lo spareggio col Parma. In Emilia era arrivato un giocatore ormai vecchio e appagato per aver ottenuto il massimo dalla sua carriera, ma riuscì comunque a non sfigurare con il severo pubblico felsineo. L’anno dopo era già tempo di fare le valigie e tornare nel suo Paok Salonicco, squadra della quale oggi è presidente. Il grande cervello di Zagorakīs ora è al servizio della comunità essendo un politico della “Nuova democrazia” ed essendo stato eletto europarlamentare nel 2014.