Dal dominio indiscusso della Spagna a quello dell’Inghilterra: gli ottavi di finale di Champions League ci hanno lasciato un verdetto che fa riflettere e che premia il movimento inglese, in forte crescita come mai prima d’ora.

Ai quarti di finale la Premier League si presenta con quattro squadre su quattro, più di quanto accaduto nella stagione 2010/11 quando in tre riuscirono a superare il primo stage. E pensare che fino a pochi anni fa le inglesi erano capaci di stupire esclusivamente entro i propri confini, dimostrandosi non all’altezza di squadre più solide come ad esempio Real Madrid o Barcellona. Fra il 2013 e il 2015 l’Inghilterra era addirittura assente dalla griglia dei quarti di finale, una situazione che ha fatto mobilitare gli organi competenti, subito pronti a far scattare un meccanismo di investimenti e sviluppo che qualche anno dopo ha portato i frutti sperati.

Tutte le squadre qualificate ai quarti di finale dal 2010/11 suddivise per nazioni.
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“Champions League it’s coming home” potrebbe essere il nuovo motto dei tifosi britannici che già sognano di riportare a casa un trofeo che manca dal 2012, anno in cui fu il Chelsea a trionfare. Questa volta i Blues sono in lotta per l’Europa League, ma di certo alla Premier non mancano degne rappresentati. Le più quotate sono senza dubbio Liverpool e Manchester City: rivali anche in campionato per un primo posto ancora in bilico, le due squadre del nord dell’Inghilterra sono anche le migliori pretendenti per un posto in finale. I Citizens sono stati eliminati proprio un anno fa dalla squadra di Klopp, ma dopo il 7-0 rifilato allo Schalke nella gara di ritorno degli ottavi Guardiola è riuscito a dimostrare per l’ennesima volta che la sua squadra è davvero pronta a tutto pur di trionfare.

Diverse le motivazioni del Liverpool che sta rivivendo lo stesso sogno della passata edizione, forse con più consapevolezza nei propri mezzi. I Reds ormai non sono più una sorpresa ma una piacevole conferma che potrebbe arrivare davvero molto lontano in questa Champions con un pizzico di costanza in più nei risultati. A sorprendere tutti invece è la nuova faccia del Manchester United, squadra rinata dall’arrivo in panchina di Solskjær: con Mourinho i Red Devils sembravano destinati a un altro fallimento, ma il norvegese è riuscito a trovare la formula giusta per puntare in alto e trasformare i suoi ragazzi in veri pretendenti per la coppa.

La squadra più sfornita invece sembra essere il Tottenham che, nonostante un buon gioco dimostrato sul campo e delle individualità eccellenti, pecca ancora del cinismo giusto per mettersi in pari con tutte le altre big. Certo, il lavoro svolto da Pochettino negli ultimi anni non può essere sottovalutato, ma la carenza di trofei e l’incostanza dimostrata nei momenti decisivi non permette agli Spurs di essere in prima linea in questa edizione.

Niente però è ancora scritto, dato che i sorteggi potrebbero delineare un cammino totalmente diverso per le quattro regine della Premier. In ogni caso però la Champions League quest’anno si tinge dei colori inglesi, rappresentando una sorta di riscatto dopo tanti anni di sconfitte e delusioni.