I fatti del 25 febbraio scorso, quando cioè il Toumba si trasformò in teatro di guerriglia piuttosto che stadio di calcio, costeranno davvero carissimo al PAOK. Galeotto fu il lancio di un rotolo di carta igienica, ebbene sì, piovuto dalle tribune dello stadio di Salonicco direttamente a lambire la guancia del tecnico biancorosso Óscar García: sono le 19.32, i tifosi del PAOK reputano la simulazione del tecnico catalano eccessiva e come spesso accade ecco un parapiglia. Gli animi sono follemente isterici, la polizia interviene ma può ben poco dinanzi la furia cieca della truppa bianconera. I dirigenti dell’Olympiakos, memori dei tre punti di penalizzazione ottenuti a causa del comportamento dei tifosi al Karaiskakis durante la sfida di Kypello Ellados contro l’AEK, intimano i calciatori a rinchiudersi negli spogliatoi. Scelta saggia, parificabile a quella di chi a pochi minuti dalla fine della partita si dirige verso la bandierina per perder tempo contando su un punteggio favorevole. “Prendo la squadra e me ne vado”, grida il presidente Savvas Theodoridis. L’acume si mescola con dinamiche sportivamente maliziose, ma è giusto così. La prima occasione per polemizzare è stata quella buona. Il PAOK non solo s’è fatto trarre in inganno, ma è cascato nella pozzanghera con entrambi i piedi.

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Il calcio greco, gigantesco calderone di impulsi ribollenti e spesso istintivamente poco razionali, è anche questo: il patron dei padroni di casa, Ivan Savvidis, spinge affinché la partita si giochi. Il Toumba ribolle, pretende che i suoi beniamini escano dal campo e battano gli ateniesi in un duello con vista titolo. Non si gioca, si parla di un ferimento proprio sotto un occhio di García inizialmente minimizzato: la situazione si fa ben più seria, tanto che i medici del PAOK consigliano al mister avversario di recarsi in ospedale. Le prime diagnosi parlano di una perdita di sensibilità, di un forte shock e di un presunto svenimento, poi però ecco il trasferimento del tecnico al Papandreou di Atene, visto che le diagnosi servono emesse da strutture pubbliche e non private per evitare ingigantimenti mediatici. Stando a quanto riporta il blog Ilcalciogreco.wordpress, il report medico ufficiale conferma il colpo al labbro, con trauma superficiale e momentanea mancanza di sensibilità oltre a dolore al collo, vertigini e nausea.

In tutto questo, non è mancata la ferma opposizione della Salonicco più inviperita: in uno scenario surreale è stata disposta la sospensione della partita, poi assegnata 3-0 a tavolino in favore dell’Olympiakos, mentre il PAOK è stato multato di 30mila euro e il Toumba dovrà scontare due fare a porte chiuse. Nell’economia della classifica, il club del Pireo scavalca i bianconeri issandosi al secondo posto, 50 lunghezze a 49. Il PAOK s’è naturalmente opposto alla decisione presentando ricorso, non senza il previo schierarsi di parte della sua rosa: l’ex Bologna José Crespo ha scrittoDopo oggi, Donald Trump ha vietato la carta igienica in Europa, poiché è più pericolosa delle armi da fuoco. La paura è più pericolosa”, mentre il compagno di squadra Djalma ha continuato “Credo vi siate allenati tutto il weekend per mettere in mostra questo show. Vergogna. Se non c’è desiderio di giocare con questa stupenda atmosfera… è meglio abbandonare il calcio”.

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Una notte in osservazione e il parere di un neurologo, la mattina dopo, hanno permesso a García di esser dimesso immediatamente. Lo scossone dell’opinione pubblica non s’è manifestato nel comune disappunto nei confronti delle minacce di morte arrivate a Vieirinha, che aveva chiosato: “Al Karaiskakis è successo anche di peggio e non è successo nulla”. Il responsabile della comunicazione Kostas Karapapas, già nell’occhio del ciclone all’andata (qui il pezzo), ha fatto sentire l’esigenza di scuse da parte del club bianconero. Altresì, ha rivelato come in realtà non fosse carta igienica lanciata dagli spalti bensì un pezzo metallico della carcassa di un bancomat: “Lanciato dall’alto e da una distanza considerevole fa molto male. Ripeto, non abbiamo diagnosi perché non siamo dottori. Ci aspettavamo delle scuse da parte loro, alcuni dirigenti bianconeri sono scappati, ma noi no, siamo l’Olympiakos. Quando qualcuno vuole diventare una grande squadra, dovrebbe avere una cultura calcistica”. Proprio in quel momento, il figlio di Ivan Savvidis, Giorgos, s’è presentato ai giornalisti con una maglietta raffigurante la dicitura “Nessuno come noi”. Che dire, la guerra mediatica è appena cominciata.