La storiella qui presente risale al giugno 2015. Mentre la Svezia si sarebbe giocata la finale dell’Euro U21 all’Eden Aréna di Praga, la Svezia ritwittava un aneddoto singolare a proposito della punta di diamante dei Blågult, John Guidetti. Uno strano calciatore (ett konstigt fotbollsproffs), lo definisce Andrev Walden in questo articolo da lui pubblicato sul Café.

La vicenda risale a qualche settimana prima: il figlio di un amico di Andrev si sta recando a casa di un coetaneo quando ad un certo punto si trova davanti John Guidetti, sicché si tratta nella zona di Stoccolma nella quale era cresciuto, dove peraltro non è difficile scorgere bolidi di altri calciatori. A questo punto il bambino riconosce l’attaccante, e siccome nelle vicinanze c’è un campetto da calcio chiede al suo eroe se abbia tempo per fare due tiri a calcio. Un invito puerile, uno di quelli che fanno sorridere per la loro genuinità, che John cortesemente declina. Il motivo? Quella sera, ed era la sera del 6 giugno, l’Olympiastadion di Berlino sarebbe stato il teatro della finale di Champions League. Un appuntamento certamente imperdibile per chiunque, addetti o meno ai lavori, figuriamoci per un appassionato come lui che da vicino non avrebbe voluto perdersi il match tra Barcellona e Juventus. Il punto, però, è che il bambino comprende la decisione del calciatore: in fondo, da nessuna parte è scritto che un professionista debba prestarsi a richieste di questo genere da parte di fans. Comprensibilmente però si tratta di un bambino, dunque allo stesso tempo il piccolo non riesce a trattenere un minimo di delusione e allora Guidetti non può far a meno di prender nuovamente la parola: “Vi kan spela efter finalen om du är vaken då”. Possiamo giocare dopo la finale, se sarai ancora sveglio.

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A questo punto, il volto del bimbo si illumina di una gioia raggiante e quasi insperata. La sua richiesta pareva soddisfatta, ma restava una grande incognita. Un calciatore del calibro di Guidetti si sarebbe presentato all’appuntamento? In fondo qualunque eventualità avrebbe potuto far saltare il tutto, compreso magari il fatto che il bambino sarebbe andato a letto presto o comunque una volta terminata la partita in tv. Nell’animo del piccolo, 8 anni, sta tutta la soddisfazione possibile: guarda la partita ma non può far a meno di pensare a quello che accadrà dopo, fissa blaugrana e bianconeri sullo schermo ma il suo vero match comincia dopo. Pare, anzi, che non veda l’ora finisca quella pura formalità per poi potersi dedicare al suo reale obiettivo: uscire di casa, incurante del buio, incurante dell’ora, incurante del fatto che avrebbe potuto non trovare John. Era stato difficile per lui restare sveglio durante il secondo tempo della sfida, pur agevolato dai continui capovolgimenti di fronte e da uno spettacolo che la Juventus pareva esser intenzionata a condurre: la Vecchia Signora pareggia, domina per un po’, forse meriterebbe un rigore ma poi subirà il ritorno dei catalani. La partita finalmente finisce, sono circa le 23.30, il bambino attende solo il triplice fischio per uscir frettolosamente di casa, noncurante gli ammonimenti del padre (che credeva in una bugia detta a fin di bene, detta per non deludere un giovane tifoso ma allo stesso tempo impossibile da realizzare).

Cosa succede dopo? Och där står John Guidetti och väntar. Och sen spelar de fotboll. Mitt i natten. Trova John Guidetti che lo aspetta, e giocano a calcio, nel bel mezzo della notte. Come nei migliori film americani, come potrebbe esser una pellicola di Denzel Washington ad esempio, il lieto fine è favoloso. I due giocano, rispettivamente 23 e 8 anni, uniti da quello sconfinato amore per il pallone. Dopo un po’ di tempo John, che bambino è stato pure lui, commenterà così l’accaduto: “It costs so little and gives so much”. No words needed, per un ragazzone che ha compreso perfettamente lo spirito del calcio.