La recente sconfitta per 2-0 contro il Sassuolo, caratterizzata da zero tiri in porta, rappresenta l’esempio più evidente della crisi in atto. In un contesto così negativo, anche il ruolo dell’allenatore diventa centrale nell’analisi. Massimiliano Allegri aveva costruito una prima parte di stagione solida, ma il crollo successivo impone una riflessione profonda sulla gestione del gruppo e sull’evoluzione tattica della squadra.
Allegri, che crollo tra girone d’andata e ritorno
Il peggioramento del Milan nella fase decisiva della stagione è certificato da numeri netti e difficili da interpretare in modo positivo. Nel girone d’andata la squadra ha raccolto 42 punti in 19 partite, chiudendo a ridosso della vetta e mostrando grande solidità offensiva con 32 gol segnati e appena 15 reti subite. Nel girone di ritorno, invece, il rendimento è crollato: in 16 partite il Milan ha ottenuto 25 punti, segnando solo 16 gol e subendone 12. Il dato più allarmante riguarda però la fase realizzativa: nelle ultime 5 gare è arrivato un solo gol, sintomo di una squadra improvvisamente sterile negli ultimi metri. Il problema non è soltanto collettivo ma coinvolge anche i singoli protagonisti del reparto offensivo. Rafael Leão non segna da oltre due mesi, Christian Pulisic è a secco da dicembre, mentre Nkunku e Fullkrug non trovano la rete rispettivamente da gennaio. Ancora più evidente il digiuno di Santiago Giménez, fermo da settembre in competizioni ufficiali di Coppa Italia. Il risultato è una manovra offensiva prevedibile, lenta e facilmente contenibile dagli avversari.
Allegri, responsabilità tecniche e gestionali di
Il Milan appare oggi meno fluido nella costruzione del gioco e poco efficace nella fase offensiva. La manovra è spesso lenta, con poche soluzioni tra le linee e una produzione di occasioni chiaramente insufficiente rispetto al potenziale della rosa. Il dato degli ultimi incontri, con una produzione offensiva ridotta al minimo, evidenzia una squadra incapace di reagire alle difficoltà all’interno della partita. Anche sul piano mentale emergono criticità. La mancanza di intensità e di reazione dopo gli episodi negativi suggerisce una squadra fragile nei momenti chiave. In questo contesto, la gestione delle dichiarazioni post-partita, come il riferimento alla “sfortuna” dopo la gara di Sassuolo, non contribuisce a trasmettere un senso di urgenza adeguato alla situazione.
Il rischio di perdere la Champions League
Il Milan si trova ora in una fase delicatissima della stagione. L’obiettivo dichiarato della qualificazione alla prossima Champions League, che sembrava consolidato dopo il girone d’andata, è tornato fortemente in discussione. La classifica è sempre più corta: la Juventus potrebbe raggiungere il Milan a pari punti, mentre la Roma è potenzialmente a sole tre lunghezze di distanza. Il calendario finale prevede sfide decisive contro Atalanta, Genoa e Cagliari, gare sulla carta abbordabili ma rese insidiose dall’attuale stato di forma. Il rischio concreto è quello di compromettere un’intera stagione a causa del crollo avvenuto nella seconda parte del campionato. Il Milan, da squadra in controllo della corsa Champions, si è trasformato in una formazione vulnerabile, costretta a inseguire e a guardarsi le spalle.
