Addio a Beccalossi, il “10” per eccellenza della Pazza Inter

Evaristo Beccalossi

Evaristo Beccalossi Immagine | Ansa

Pasquale Luigi Pellicone

Maggio 6, 2026

Evaristo Beccalossi ha lasciato questo mondo. Nel panorama del calcio italiano degli anni Ottanta,  rappresentava una figura fuori dagli schemi. Amatissimo dai tifosi nerazzurri, anche se, al netto delle gioie, più di una volta ha fatto drizzare i capelli. Del resto, il “Becca” era così: prendere o lasciare. Capace di farsi maledire per 89 minuti su 90, ma anche di tirare fuori, in un solo attimo, il colpo di genio che trasformava i malumori in applausi.

Beccalossi, il “10” per eccellenza della Pazza Inter

Dotato di una tecnica sopraffina e di una visione di gioco rara, il fantasista nerazzurro incarnava l’essenza del numero 10 classico: creativo, istintivo e spesso imprevedibile. I tifosi dell’Inter lo ricordano per le sue giocate eleganti, i dribbling stretti e i colpi di genio capaci di cambiare l’inerzia di una partita in pochi secondi. Beccalossi non era un giocatore continuo, ma proprio questa sua discontinuità lo rendeva affascinante. Alternava momenti di assoluta brillantezza a episodi meno fortunati, diventando così un simbolo autentico di un calcio meno standardizzato rispetto a quello moderno. Il suo stile di gioco rifletteva una libertà espressiva oggi sempre più rara, rendendolo uno dei protagonisti più iconici della storia interista.

15 settembre 1982: due rigori e una storia indimenticabile

Uno degli episodi più discussi della carriera di Beccalossi risale al 15 settembre 1982, durante un match di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava. Sul risultato ancora fermo sullo 0-0, l’Inter ottenne un calcio di rigore. Beccalossi si presentò sul dischetto con sicurezza, ma fallì il tentativo. Pochi minuti dopo, laebbe una seconda opportunità dagli undici metri. In un contesto di forte pressione psicologica, fu ancora Beccalossi a prendersi la responsabilità del tiro e protagonista di un errore. Nonostante ciò, l’Inter riuscì comunque a vincere l’incontro per 2-0. Questo episodio è rimasto impresso nella memoria collettiva quanto per il significato umano e sportivo del gesto. Sbagliare è parte del gioco, ma avere il coraggio di riprovarci immediatamente è ciò che distingue un calciatore comune da uno con forte carattere.

L’ironia di Paolo Rossi e l’eredità nel cuore dei tifosi

A rendere ancora più celebre quella serata contribuì il monologo del comico Paolo Rossi, noto tifoso interista, che trasformò l’accaduto in un racconto ironico e profondamente umano. La sua narrazione sottolineava il lato più autentico del calcio: quello fatto di emozioni, errori e reazioni spontanee. Il racconto di Rossi riuscì a sintetizzare perfettamente la figura di Beccalossi: un calciatore geniale ma imperfetto, capace di suscitare empatia nel pubblico. Non un eroe infallibile, ma un uomo vero, con pregi e limiti evidenti. La sua carriera dimostra come il calcio non sia solo fatto di numeri e statistiche, ma anche di storie, emozioni e personalità uniche. Ed è proprio questa dimensione che continua a renderlo indimenticabile agli occhi dei tifosi.

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