Jannik Sinner, quando il numero 1 del tennis sognava il calci

Jannik Sinner

Jannik Sinner | EPA/YOAN VALAT - Footbola

Pasquale Luigi Pellicone

Maggio 7, 2026

Prima di diventare il dominatore del tennis mondiale, Jannik Sinner aveva un altro grande amore sportivo: il calcio. Poi ha scelto la racchetta, ma anche inseguendo il pallone non era male. Anzi. Un giovane centrocampista da 25 gol a stagione.

Jannik Sinner, quando il numero 1 del tennis sognava il calcio

Molto prima dei successi internazionali con la racchetta, il fenomeno altoatesino trascorreva le giornate rincorrendo un pallone sui campi della Val Pusteria, mostrando qualità che già allora lo rendevano diverso dagli altri bambini della sua età. Nel piccolo club del suo paese, l’AFC Sexten, tutti ricordano ancora quel ragazzino dai capelli rossi che seminava avversari e segnava con impressionante regolarità. Non era soltanto un passatempo: chi lo ha allenato è convinto che avrebbe potuto costruirsi un futuro importante anche nel calcio. A ricordare quegli anni è Wolfram Egarter, ex presidente dell’AFC Sexten, che ha raccontato come il giovane Sinner fosse completamente innamorato del calcio: sempre con il pallone tra i piedi, sempre pronto a provare tiri dalla distanza o dribbling improvvisi.

Il padre Hanspeter e gli inizi da fantasista

A introdurre Jannik nel mondo del pallone fu il padre, Hanspeter Sinner, ex calciatore dilettante arrivato fino alla Seconda Categoria. Proprio lui fu il primo allenatore del futuro campione.Giocava prevalentemente da centrocampista offensivo, con compiti di costruzione e inserimento. Mancino naturale, ma capace di usare entrambi i piedi, era considerato il talento più puro della squadra. La sua rapidità e la tecnica raffinata lo rendevano immediatamente riconoscibile, tanto che durante le partite dagli spalti arrivavano urla continue per fermare “quel numero 10 coi capelli rossi”. Nonostante il fisico ancora esile, quasi fragile, Sinner compensava con intelligenza tattica, corsa e spirito competitivo. Perdeva raramente il controllo e odiava arrendersi, anche durante le semplici partitelle d’allenamento.

“Segnava almeno 25 gol all’anno”: il talento lasciato per il tennis

Il momento decisivo arrivò intorno all’Under 13, quando Sinner dovette scegliere definitivamente tra calcio e tennis. Una decisione che avrebbe cambiato la sua vita sportiva. A confermare quanto fosse promettente anche con il pallone è un altro suo ex tecnico, Helmut Villgrater. Secondo il tecnico, Jannik aveva libertà totale in campo grazie alla sua capacità di inventare gioco e creare superiorità numerica. I numeri parlano chiaro: almeno 25 gol a stagione, una media impressionante per un centrocampista.n Anche allora emergeva la caratteristica che oggi lo rende uno dei campioni più dominanti del tennis mondiale: il perfezionismo. In allenamento rimaneva per ore a provare conclusioni verso l’incrocio dei pali, ripetendo i gesti tecnici fino quasi all’ossessione. Quella stessa mentalità lo ha poi accompagnato nel tennis, disciplina in cui è riuscito a trasformarsi nel giocatore più forte del pianeta. Ma tra i campi innevati dell’Alto Adige, qualcuno continua ancora a chiedersi fin dove sarebbe arrivato “quel 10 dai capelli rossi” se non avesse scelto la racchetta.

Change privacy settings
×