Benitez e Real Madrid, un rapporto complicato sin dall’inizio che si è interrotto molto prima del previsto.

L’ultimo ballo ieri sera, in quel Mestalla che in passato lo ha visto vincere contro tutti alla guida di una squadra entrata nella storia. Il suo Real però è diverso dal Valencia degli anni d’oro: è una pozzanghera, uno specchio d’acqua che riflette in maniera confusa e poco chiara la realtà dell’immagine.

Benitez non ha trovato il feeling con le personalità chiave del campo e dello spogliatoio: mai amato da Cristiano Ronaldo, detestato da James Rodriguez e Isco, esclusi eccellenti della serata scorsa. Le sue frizioni con questi giocatori hanno inciso e non poco sul rendimento altalenante della squadra che è riuscita a rimanere a galla solamente per la sconfinata qualità dell’organico.

Il 10-2 al Rayo e l’8-0 al Molde erano il chiaro segnali di allarme di una squadra che riusciva ad esprimersi solo a corrente alternata e vittimizzare squadre decisamente inferiori (il Rayo addirittura in 9 uomini ha dovuto incassare tale umiliazione sportiva)non ha accresciuto l’immagine del club.

Al caos di uno spogliatoio ribelle si è aggiunta anche la poca innovazione vista in campo: figure come Modric e Kroos hanno perso la bussola ritrovando se stessi solo nei momenti in cui sono finiti in discussione ma senza mai dare veramente la sensazione di potersi esprimere sui livelli delle stagioni passate.

I nuovi acquisti hanno fallito tutti: Danilo, pagato a peso d’oro in estate, fa fatica ad interpretare le due fasi, Kovacic è eternamente incompiuto e la sua entrataccia di ieri dimostra quanto non sia fresco neanche dal punto di vista mentale.

Inoltre infortuni come quello di Varane hanno messo in evidenza quanto i ricambi in difesa non siano all’altezza e il cambio di trend nelle statistiche della difesa ne è la chiara dimostrazione. Tutto ciò ha portato a prestazioni insicure di Keylor Navas, tra i migliori due portieri al mondo fino ad ottobre e scarsa garanzia in questo periodo, e nervi poco saldi da parte di figure di ripiego come Pepe.

La partita di Mestalla testimonia in tutto e per tutto il fallimento di Benitez: la squadra ha le capacità per dominare qualsiasi partita e lo ha dimostrato nella splendida azione del vantaggio. Poi però limiti caratteriali di una squadra distratta e timorosa più la scelta di tenere fuori dal campo quei giocatori che avrebbero potuto cambiare le sorti della partita hanno fatto capire che una stagione così non sarebbe mai decollata.

La dirigenza delle merengues si è trovata davanti a una scelta: James e i giocatori dissidenti o Benitez? Beh la risposta a quel punto è stata piuttosto facile.

Troppo pesante l’eredità di un personaggio amato come Carlo Ancelotti, così come accadde all’Inter nel post Mourinho. Benitez saluta la sua panchina senza essere riuscito a dare una sua impronta, a fare suo quel Real che potrebbe vincere ogni partita.

Ora è il turno di Zidane, profilo amato da tutti alla Casablanca: il carattere e la personalità di una leggenda del passato per riportare in vetta il Real Madrid del presente.