L’avventura europea della Lazio è appesa a un filo, dato che la vittoria in Francia contro il Rennes potrebbe non bastare in quanto è necessaria una vittoria del Celtic in Romania contro il Cluj. La situazione è dunque critica, ma i biancocelesti ci proveranno per non far parte di quella serie di squadre italiane che hanno clamorosamente mancato la qualificazione nel girone di Europa League.

JUVENTUS 2010-11
La Juventus veniva dalla pessima stagione 2009-10 dove in molti la vedevano come la squadra che avrebbe potuto strappare lo Scudetto all’Inter dopo quattro anni di successi nerazzurri. La situazione però andò ben oltre le peggiori previsioni e i bianconeri chiusero solo al settimo posto strappando l’ultimo pass per l’Europa League. Con l’arrivo di Gigi Del Neri le cose iniziarono bene e per tutto il girone d’andata la Juve sembrò lottare con il Milan per lo Scudetto, ma un girone di ritorno disastroso fece finire la Serie A ancora con un umiliante settimo posto. In Europa invece le cose andarono male fin da subito. Nei preliminari Shamrock Rovers e Sturm Graz vennero eliminate senza grossi problemi ma il disastro avvenne nel girone. Inserita con Manchester City, Lech Poznan e Red Bull Salisburgo, la Vecchia Signora uscì senza mai vincere e mai perdere una partita. Sei pareggi in altrettante sfide, partendo da quello clamoroso alla prima giornata contro i polacchi a Torino. Rudnevs segnò una doppietta, ma due gol di Chiellini e una rete di Del Piero ribaltarono il risultato. A tempo scaduto però ecco che ancora Rudnevs riuscì a trafiggere Manninger per il 3-3. Un ottimo pareggio all‘Etihad per 1-1 venne seguito da i due fallimentari 1-1 e 0-0 contro gli austriaci che resero la qualificazione appesa a un filo. Il tutto si sarebbe giocato nell’innevata Poznan ed era fondamentale una vittoria, ma ancora una volta Rudnevs andò a segno e a nulla valse il pareggio di Iaquinta perché la Juventus era incredibilmente eliminata con un turno di anticipo.

SAMPDORIA 2010-11
Quella che doveva essere la stagione della conferma divenne invece il punto più basso della storia recente, e forse di sempre, della Sampdoria. Partita per entrare in Champions League venne retrocessa in Europa League dopo i tempi supplementari di due pazze gare con il Werder Brema. Mimmo Di Carlo voleva emulare il suo predecessore Del Neri e provare a fare grandi cose in campionato e la seconda competizione continentale venne un po’ abbandonata, nonostante un buon inizio. Ad Eindhoven contro il Psv solo una rete nel recupero di Dzsudzsak impedì ai liguri di vincere in Olanda e nella seconda giornata un rigore di Pazzini stese il Debrecen. Stava andando tutto per il meglio ma contro il Metalist Kharkiv arrivarono una sconfitta in rimonta in Ucraina e un misero 0-0 a Marassi e sarebbe diventata decisiva la sfida interna con il Psv. Pazzini portò in vantaggio i blucerchiati, ma una doppietta di Toivonen fece dire addio ai sogni di gloria genovesi con una gara di anticipo.

UDINESE 2012-13
Per il secondo anno consecutivo l’Udinese era stato eliminato ai preliminari di Champions League, ma questa volta la botta era stata ben più dolorosa. Il Braga era certamente un avversario più morbido rispetto all’Arsenal e l’eliminazione ai rigori dopo due 1-1 è una ferita ancora aperta nei cuori dei tifosi friulani. I bianconeri retrocedettero quindi in Europa League dove nel girone incontrarono il Liverpool, l’ambizioso Anzhi e lo Young Boys. Dopo le prime due giornate tutto faceva credere che la banda di Guidolin avrebbe fatto una grande Coppa, perché dopo l’iniziale smarrimento in casa con i russi, rimediato comunque dal gol del pareggio nel recupero da Di Natale, arrivò una incredibile vittoria ad Anfield per 2-3. Un momento storico e forse irripetibile che però fece dimenticare all’Udinese che doveva disputare ancora quattro partite. Non arrivò più nessun punto e molto negative furono le due sconfitte successive con lo Young Boys con ben sei gol subiti. Samba ed Eto’o decisero la sfida di Mosca ed Henderson diede la rivincita al Liverpool che al Friuli si prese il primo posto. Tre squadre chiusero a dieci punti in classifica, mentre i bianconeri si fermarono a soli quattro.

INTER 2016-17
Le aspettative sull’Inter 2016-17 erano parecchie alte con la proprietà Suning appena insediata e un mercato costoso in particolare con gli arrivi di João Mário e Gabigol. In panchina poi era arrivato direttamente dall’Olanda Frank De Boer voglioso di riscatto dopo il clamoroso campionato perso all’ultima giornata. In Serie A le cose iniziarono in maniera altalenante, ma fu in Europa League il vero disastro. Il debutto a San Siro con gli sconosciuti israeliani dell’Hapoel Beer Sheva lasciava ben sperare e invece arrivò una clamorosa sconfitta per 0-2 con le decisive reti di Miguel Vítor e Buzaglo. Ancora peggio due settimane dopo quando lo Sparta Praga annientò anche sul piano del gioco la disastrata compagine interista e il 3-1 voleva dire quasi certa eliminazione. Candreva e la vittoria con il Southampton ridiedero speranze, ma l’esonero di De Boer poco prima del ritorno in Inghilterra fecero sì che il tecnico della Primavera Vecchi sedette in panchina e i Saints vinsero per 2-1 con un tragicomico autogol di Nagatomo. Nelle ultime due partite ci fu Pioli a guidare la Beneamata e in Israele avvenne la matematica eliminazione. Dopo aver chiuso il primo tempo in vantaggio per 0-2, la squadra sparì nella ripresa e al novantatreesimo Sahar ribaltò il risultato portandolo sul 3-2.

MILAN 2018-19
Dopo Juventus e Inter mancava solo una delle tre grandi del calcio italiano a venire eliminata subito dall’Europa League e nella scorsa stagione anche il Milan entrò a far parte della cerchia. Va detto che il girone nel quale venne inserito era più complicato del previsto causa la presenza di buone squadre come Olympiakos e Betis Siviglia, ma ciò non può giustificare una subitanea eliminazione. Dopo la sofferta vittoria in Lussemburgo con la matricola Dudelange, sembrò già tutto deciso alla seconda giornata quando in nove minuti una doppietta di Cutrone e una rete di Higuian ribaltarono il vantaggio di Guerrero piegando la resistenza dei greci. I problemi arrivarono però nelle sfide con gli spagnoli e in particolar modo a Milano quando Sanabria e Lo Celso ammutolirono San Siro, mentre in Andalusia fu Suso a far strappare almeno un pareggio al Diavolo. Il Dudelange spaventò i rossoneri anche nel ritorno portandosi addirittura in vantaggio per 1-2, ma la squadra di Gattuso si riprese e vinse 5-2. Mancava solo l’ultima partita ad Atene e sembrava già tutto scritto con il Milan che sarebbe passato anche perdendo con un gol di scarto. I rossoneri tennero lo 0-0 per tutto il primo tempo, ma Pape Abou Cissé e un autogol di Zapata portarono la qualificazione a favore dei biancorossi. Il difensore colombiano però si fece perdonare subito dopo segnando il 2-1, ma un calcio di rigore di Fortounis battè Reina e con il 3-1 fu l’Olympiakos a passare assieme al Betis.