Είχαμε καρδιά“, continua a ripetere un euforico Manolo Jiménez nel momento in cui viene raggiunto dalla stampa. Tutta l’atmosfera corre frettolosamente, memore di una partita osticamente portata a casa nonostante ogni genere possibile di impedimenti e pure una vena di autolesionismo culminata col rosso che Sergio Araujo s’è fatto sventolare in faccia dopo 8′. Giocare una partita in 10 non ha spaventato l’AEK, così come neppure il secondo posto in classifica. Non hanno vertigini. La forza del gruppo, quella che Manolo è riuscito a trasmettere all’ambiente in un modo incomparabile per efficacia a quello utilizzato da José Morais, ha portato ad un successo quasi insperato. Era il derby delle aquile a due teste (il Ντέρμπι των Δικέφαλων Αετών, tra i Kitrinomavri e il Δικέφαλος του Βορρά, quello del Nord, emblema di Salonicco), accesissima rivalità tra due dei condomini soliti a occupare le posizioni di vertice all’interno del panorama calcistico ellenico. E, allo stesso tempo, è stata la conferma che Manolo può ambire al titolo. A 25 anni dall’ultimo successo, Amarousio vola basso ma sotto sotto spera nell’impresa, lectio magistralis da spiattellare in faccia agli odiati cugini del Pireo. Già, perché l’Olympiakos in tutto questo segue: quarto posto a 17 punti, dietro ad Atromitos e AEK (20) ma pure anche al PAOK (18).

Record negativo – Il rosso sventolato in faccia a Carlos Zambrano conferma la propensione del giocatore ad ottenere sanzioni, carattere tutto sommato accettabile in Grecia, ma che rischia seriamente di pregiudicare l’intero operato del gruppo. Se come detto Araujo è stato espulso dopo 8′, il peruviano ex Rubin Kazan’ può “vantare” sei rossi e 67 gialli in 236 partite. Non il massimo, per un 28enne che si era presentato con due ammonizioni nelle prime sei partite ma che ora ha ripreso il vizietto. E intanto l’AEK si è portato a casa la sfida anche grazie al ritrovato equilibrio numerico.

Lazaros + André“Serve vincere anche le brutte partite” ha sentenziato un Lazaros Christodoulopoulos che per i baffi parrebbe appena uscito dal Portico di Zenone dopo avervi impartito lezioni di filosofia. E tra le altre massime dispensate dal greco ex Verona, Bologna e Sampdoria (ma formatosi nelle giovanili del PAOK, dunque grande ex della sfida), c’è anche questo: “Πρέπει να είμαστε υπερήφανοι το ίδιο και ο κόσμος γιατί ακόμα και στην κακή μέρα δεν μας λείπει το πάθος, η ένταση”. Tradotto: serve essere orgogliosi del tifo affinché anche nei giorni bui non manchino la passione e l’entusiasmo. Natale si avvicina, i gialloneri sono secondi nel girone di Europa League dietro solo al Milan e pure in Super League le cose vanno benone. Squadra che va bene, centrocampo che dispensa fosforo ovunque: Ο Iron Man της ΑΕΚ! è l’epiteto che la stampa greca cuce addosso ad un André Simões mai come oggi fondamentale nello scacchiere giallonero e alla sua miglior stagione di sempre. Mvp contro il PAOK, inesauribile baluardo in un centrocampo organizzato insieme alla fisicità dello svedese Johansson. Corazziere.

Incompiuta – Per l’ennesima volta, il PAOK dovrebbe spaccare il mondo e se ne esce ridimensionato da un confronto che avrebbe dovuto provare a far suo. E’ il solito destino che da qualche anno a questa parte lega il club di Ivan Savvidis: pensano più a giustificarsi dopo le sconfitte che a vincere le partite prima di cominciarle. Non certo una mentalità, visto che a Salonicco sono abituati a sentire ogni genere d’alibi. “That’s what you get when you have no passion ha scritto su Instagram il presidente dei bianconeri, condannando la prova dei suoi giocatori al pari di quanto fatto (pardon, detto) dal tecnico Lucescu in conferenza stampa: Quando ci troviamo ad Atene non abbiamo il giusto approccio, l’AEK ha vinto con intelligenza perché non hanno smesso di giocare quando sono rimasti in dieci. Poi loro non hanno più avuto chances, mentre noi ne abbiamo avute tre e non le abbiamo concretizzate”. L’accento va posto su una parola, “intelligenza”, quella che il PAOK non ha sufficientemente utilizzato per far sua una sfida che resterà sullo stomaco ancora per tanto. Sembra che a Salonicco non abbiano quel cinismo che a questi livelli è obbligatorio: Prijovic lontano dal Toumba è un mite agnellino, e questo non va per niente bene. Sarà difficile lottare per il podio con queste condizioni, non riuscendo a far bene in trasferta: Lucescu probabilmente non vincerà il campionato, ma quantomeno ha la chance di inserire il PAOK in qualche competizione Uefa. Quella che quest’anno è mancata per un pelo, giusto il tempo di regalar gloria all’Östersunds FK…