Città: Coritiba (PR)
Stadio: Arena da Baixada (42732 posti)
Miglior piazzamento: Campione (1 titolo)
Nel 2019: 5°
Competizione continentale: Copa Libertadores

LA SQUADRA

Dopo la retrocessione del 2011 e la pronta risalita con immediato terzo posto, negli ultimi anni l’Athletico Paranaense si è consolidato nella fascia medio-alta della classifica, oscillando tra l’undicesimo posto e il quinto conquistato nella scorsa stagione, impreziosita dalla vittoria della Copa do Brasil per la prima volta nella storia del club.
Considerando anche la Copa Sudamericana nell’anno precedente, i risultati certificano il buon lavoro della società, capace peraltro di sfornare giocatori di altissimo livello dal proprio settore giovanile, tra cui gli ultimi esempi sono Renan Lodi e Bruno Guimarães, entrambi ceduti per una cifra intorno ai 20 milioni di euro.

Il problema però è che questi soldi non sono stati reinvestiti sul mercato, a causa di una grana giudiziaria legata alla ristrutturazione dell’Arena da Baixada per i Mondiali del 2014: il costo finale dell’opera è stato molto più alto del previsto, e non è chiaro chi debba rimetterci tra il club, il municipio e lo stato del Paraná.
Nell’attesa del verdetto, la necessaria prudenza ha imposto un evidente indebolimento della rosa, dal momento che i vuoti lasciati da giocatori come il già citato capitano Bruno, i difensori Léo Pereira (passato al Flamengo) e Robson Bambu (al Nizza), le ali Rony (al Palmeiras) e Marcelo Cirino (in Cina) sono stati riempiti con operazioni a basso costo, prestiti e con la promozione di ragazzi del vivaio.

Tra i nuovi acquisti spiccano il centrale difensivo Felipe Aguilar (dal Santos) e i centrocampisti offensivi Marquinhos Gabriel (dal Cruzeiro), Fernando Canesin (di ritorno dopo 11 anni in Belgio) e Carlos Eduardo, poco utilizzato l’anno scorso dal Palmeiras ma grande protagonista negli anni passati al Goiás.

Perso Tiago Nunes, che si è seduto sulla panchina del Corinthians, la squadra è stata affidata al 58enne Dorival Jr., che dopo aver allenato praticamente tutte le big del Paese si ritrova il difficile compito di gestire una stagione che sarà probabilmente “di transizione”.
Nell’ultima settimana sono arrivati segnali incoraggianti: prima la conquista del Campeonato Paranaense grazie a un clamoroso ribaltone nei minuti di recupero nel derby contro il Coritiba, poi la convincente vittoria esterna nell’esordio nel Brasileirão contro il Fortaleza.

La scelta dell’allenatore di Araraquara non è stata casuale: l’Athletico ha statuito i propri principi in un documento dettagliato chiamato “Jogo CAP”, che prevede la ricerca di un calcio offensivo basato sul gioco di posizione, attraverso una circolazione veloce del pallone, con la ricerca costante dell’uomo libero tra le linee, ritmo intenso e incentivazione del dribbling in situazioni di uno contro uno; in fase difensiva, pressing alto e riaggressione immediata a palla persa.
Rispetto al predecessore, Dorival è un adepto più “puro” del calcio posizionale, con meno fluidità e più giocate predeterminate, oltre a un possesso palla meno verticale ma più paziente, operato attraverso frequenti scambi nello stretto.

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In quest’ottica è fondamentale l’abilità coi piedi del portiere Santos e del centrale Thiago Heleno, oltre che dei terzini, che dovranno spesso accentrarsi per lasciare l’ampiezza alle ali; in quest’ottica molto dipenderà dalla vena creativa di Nikão e Marquinhos Gabriel (o Carlos Eduardo).

A centrocampo la concorrenza è aperta: Erick e Léo Cittadini sono mezzali di inserimento più che di possesso, mentre Canesin è più creativo; per il ruolo di volante, il titolare l’anno scorso era Wellington – utile soprattutto nel recupero del pallone – ed è arrivato, con caratteristiche simili, Richard (l’anno scorso al Vasco), senza dimenticare il giovane colombiano Alvarado e l’eterno Lucho González, cui a 39 anni non si potrà chiedere più che qualche comparsata.

La lacuna più evidente della rosa sembra essere la punta centrale: nel Paranaense ha ben figurato il 22enne Guilherme Bissoli, che si è conquistato una maglia da titolare con 6 gol in 8 presenze, mentre nella prima giornata, a causa del calendario congestionato, è stato preferito il classe 2000 Vinicius Mingotti, che all’esordio assoluto si è mosso bene e ha partecipato all’azione del secondo gol.

Nel complesso un piazzamento di metà classifica sarebbe più che soddisfacente considerando la rivoluzione della rosa, il calendario congestionato e i tanti giovani che entreranno nelle rotazioni. Senz’altro servirà pazienza, sia verso l’allenatore sia verso i giocatori stessi.

L’UOMO-CHIAVE

Al Furacão dal 2015, Nikão negli anni si è guadagnato una rilevanza crescente nella rosa, fino a diventarne un leader.
I primi anni della sua carriera non erano stati facili, anche a causa dei problemi di alcolismo che a lungo lo hanno perseguitato e di cui ha parlato in pubblico solo recentemente.

Cresciuto come tanti brasiliani senza padre, ha perso la madre da bambino e a 12 anni ha lasciato il Brasile per giocare nel CSKA Mosca e poi nel PSV Eindhoven; tornato a casa, nel giro di poco tempo ha perso la nonna, sua seconda madre, e il fratello maggiore in un incidente stradale.
“Il mio problema con l’alcool – ha rivelato – è iniziato a 12 anni ed è proseguito per dieci. C’è stato un momento in cui giocavo solo per sostenere economicamente la mia dipendenza”.

Oggi il 28enne è un tipico esterno mancino che gioca a piede invertito; col baricentro basso e grande forza nelle gambe, riesce a essere rapido nei primi passi, ha un ottimo controllo nello stretto ed è discretamente creativo nei passaggi, ma soprattutto è tra i migliori tiratori del campionato, anche su punizione.

L’anno scorso ha segnato 5 gol e fornito 2 assist, esaltandosi soprattutto nella parte finale del campionato.
Prima della pandemia sembrava che Tiago Nunes fosse sul punto di portarlo al Corinthians e anche il Grêmio si era dimostrato interessato, ma da quando si è tornati a giocare il suo rendimento è salito ulteriormente, in particolare in occasione della semifinale contro il Londrina in cui ha segnato due gol e colpito una traversa.

In questa stagione, con la partenza di tanti giocatori importanti e una rosa complessivamente giovane, il suo apporto sarà ancor più decisivo per le sorti della squadra.

IL POTENZIALE CRAQUE

Cresciuto sotto l’occhio vigile dell’Udinese Football School di Santa Marta, in Colombia, Jaime Alvarado è stato protagonista e capitano nella vittoria del campionato nazionale sub-17 del 2016 prima di trasferirsi al Watford, da cui negli ultimi tre anni si è spostato in prestito nella terza divisione spagnola, raccogliendo 49 presenze con le maglie di Real Valladolid B, Hércules e Badalona.

Titolare con l’under-20 nel Sudamericano e nel Mondiale di categoria del 2019, Alvarado ha dichiarato di ispirarsi a Sergio Busquets, e potrebbe trovare spazio nelle rotazioni come mediano nel 4-1-4-1 di Dorival o anche come mezzala in caso di assetto più conservativo.

Oltre ad avere una buona visione di gioco, Alvarado dispone di un fisico importante (è alto 1,81) e soprattutto di un grande dinamismo che lo rende molto adatto ad aggredire in avanti, anche a costo di prendersi qualche cartellino.

Essendo arrivato in prestito non è certo un’operazione a lungo raggio, ma per determinazione e qualità può essere un rinforzo prezioso nel corso della stagione, e chissà che non sia il trampolino di lancio per una carriera di alto livello.