A Freddy Adu è stato comunicato oggi di aver fallito il provino coi Portland Timbers, e che quindi non prenderà parte alla prossima MLS con la squadra di Caleb Porter. Una nuova delusione nella inesorabile piega verso il basso che sembra aver preso la storia dell’ex enfant prodige del calcio americano.

Una storia cominciata agli albori del nuovo millennio, quando lo stagnate movimento calcistico americano ha l’avvento di un bambino giunto dal Ghana grazie una green card vinta dalla sua famiglia nelle lotterie del governo USA. Le qualità di Freddy sono indiscutibili, gioca sempre con i ragazzi più grandi e nessuno riesce comunque a fermarlo, basti pensare che all’età di dieci anni i suoi genitori vengono contattati dai dirigenti dell’Inter, ma declinano l’offerta perché non vogliono trasferirsi nuovamente oltreoceano.

Nel 2002 entra nella IMG Soccer Academy, e dimostra tutto il suo innato talento, tanto che la Nike attratta anche dalla sua incredibile storia, vera e propria rappresentazione del Sogno a Stelle e Strisce, decide di offrirgli un super contratto. Nasce qui la trovata di Marketing, che sarà la piaga della sua carriera, di paragonarlo alla leggenda del calcio mondiale Pelé.

A quattordici anni diventa il calciatore più giovane di sempre ad aver esordito in MLS. Con i DC United, gioca sulla fascia, corre e segna, tanto che poco dopo fa il suo esordio in nazionale e gioca due Mondiali Under 20. Ma è qui che comincia la sua lunga parabola discendente, l’etichetta del “Nuovo Pelé” è maledettamente pesante per quelle spalle si larghe ma tremendamente giovani, il ragazzino si trova catapultato a girare spot pubblicitari, partecipa a programmi televisivi del calibro di 60 Minutes e David Letterman Show, finisce sulle copertine Vanity Fair, Sports Illustrated e del Washington Post, e soprattutto viene ricoperto di soldi. Fa anche un provino di due settimane con il Manchester United di Sir Alex Ferguson, che però non lo tessera.

Compiuti i 18 anni trova tuttavia il Benfica disposto a puntare su di lui, nella prima stagione colleziona 11 presente e 2 reti, ma non riesce a incidere. Inizia così un lungo e infruttuoso girovagare tra Monaco, Belenenses, Aris Salonicco e Rizespor, in quattro stagioni raccoglie pochissime presenze e appena 5 goal. Decide così di provare a ritrovarsi in patria e gioca per due campionati fra le file dei Philadelphia Union, si dimostra però un giocatore molto mediocre e non riesce più a fare la differenza, si ritrova così nuovamente sotto contratto. Tra il 2013 e il 2016 gioca, si fa per dire, con Bahia in Brasile, Jagodina in Serbia (0 presenze), KuPS in Finlandia e TB Rowdies nella NASL, senza mai riuscire a trovare la via del goal.

A 27 anni compiuti, Adu avrebbe ancora il tempo e le capacità per dimostrare di essere, se non un fenomeno, quantomeno un onesto calciatore. Ma ormai tutti hanno, forse anche giustamente, smesso di crederci, e lui verrà probabilmente ricordato come un flop mondiale, schiacciato dalla pesante etichetta del ragazzino che avrebbe fatto la storia del gioco.