Pochi giocatori nella storia sono stati in grado di mettere la propria firma nel mondo del calcio in una maniera così netta come quella imposta da Cristiano Ronaldo. Un campione straordinario, capace di giocate impossibile e che nel corso del tempo è diventato una vera e propria macchina da gol capace di distruggere ogni record possibile e immaginabile, entrando così a far parte degli immortali del pallone.
Nato a Funchal nell’isola di Madera in Portogallo ha dovuto ben presto separarsi dai suoi affetti per andare nella Capitale Lisbona per giocare con lo Sporting che gli ha permesso di emergere nel grande calcio. È bastato un solo anno in prima squadra per essere designato come sostituto ed erede di David Beckham al Manchester United dove ricevette già al primo la mitica maglia numero sette dei Red Deviles. Dopo un primo periodo di ambientamento Sir Alex Ferguson lo spostò sulla fascia sinistra per sfruttare la sua grande abilità al tiro e nella nuova posizione vinse tre campionati e soprattutto la Champions League del 2008. All’apice della carriera passò al Real Madrid e in Spagna ci mise un po’ di anni a imporsi anche in Europa, ma quando le Merengues costruirono una squadra a sua immagine e somiglianza per la Casa Blanca iniziò un periodo d’oro fatto di ben quattro successi continentali. Nel 2018 passò alla Juventus per vincere anche in Italia e a trentasei anni non sembra intenzionato a smettere di porsi obbiettivi.

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Della nazionale portoghese è simbolo e icona da ormai quasi vent’anni e la sua prima esperienza ad altissimi livelli avvenne nel 2004 quando venne convocato da Scolari all’età di soli diciannove anni. Il suo debutto nel massimo torneo continentale arrivò nella prima partita della fase a gironi contro la Grecia dove il risultato divenne incredibilmente favorevole agli ellenici. A tempo ormai scaduto fu però Ronaldo a svettare più in alto di tutti da un calcio d’angolo di Figo sfruttando la pessima uscita di Nikopolidis per provare a riaprire la sfida, ma la clamoroso sconfitta divenne realtà. Il Portogallo riuscì però a riprendersi dopo quell’inizio scioccante rimettendosi così in carreggiata e passando il turno arrivando così a giocarsi l’ingresso in finale contro l’Olanda. La rete del campione di Madera fu la fotocopia di quella messa a segno pochi giorni prima, con la differenza che il calcio d’angolo venne battuto da Deco e che quell’incornata divenne decisiva per la vittoria contro gli Oranje. Nella finale del Da Luz però fu ancora la Grecia a risultare fatale e le lacrime del ragazzino con ancora il numero diciassette fecero il giro del mondo. Nel suo secondo Europeo però non era più un ragazzino di belle speranze ma bensì il trascinatore del Manchester United alla vittoria in Champions League e qualcuno pensava anche che quella Seleçao das Quinas fosse pronta per il primo trofeo della sua storia. Le prestazioni di Cristiano però furono estremamente deludenti e in tutta la competizione riuscì soltanto a realizzare una rete nella fase a gironi contro la Repubblica Ceca con un bel collo destro al volo su passaggio di Deco. I lusitani uscirono agli ottavi di finale contro la Germania al termine di una gara anonima del simbolo della nazionale iniziando un periodo negativo con il Portogallo che proseguì anche con un brutto Mondiale in Sudafrica.

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Nel 2012 aveva bisogno di una riscossa, dato che la sua stella stava venendo sempre di più oscurata dal suo eterno rivale Lionel Messi che spopolava nel Barcellona. I lusitani vennero inseriti in un girone infernale con Germania, Danimarca e Olanda e proprio in quest’ultima partita Ronaldo risultò il trascinatore verso la qualificazione. Van der Vaart aveva da poco portato in vantaggio gli Oranje, ma a metà primo tempo ecco il pari del numero sette con un destro dopo un perfetto stop di esterno destro su delizioso assist in profondità di João Pereira. Serviva ancora una rete per essere sicuri del passaggio del turno e nella ripresa arrivò il capolavoro. Nani partì in contropiede e crossò dall’altra parte del campo per CR7 che stoppò la palla e scartò Van der Wiel mettendolo a sedere prima di scagliare un destro forte e preciso sul primo palo che non diede scampo a Stekelenburg. Ai quarti di finale la sfida fu contro la Repubblica Ceca, partita molto tattica e difficile da sbloccare e serviva la giocata del campione che arrivò a dieci dalla fine. João Moutinho mise un bel pallone al centro dalla destra con Ronaldo che si liberò della marcatura di Gebre Selassie per colpire in tuffo di testa e battere Čech per il definitivo 1-0. Il sogno si infranse in semifinale ai rigori nel derby iberico con la Spagna, ma nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo in Francia nel 2016. Il Portogallo non partì con il favore del pronostico a inizio torneo e nella fase a gironi faticò tremendamente con il Capitano che sbagliò anche un calcio di rigore contro l’Austria nella seconda partita mettendo in mostra una condizione deficitaria dovuta a un infortunio rimediato nel finale di stagione. La riscossa avvenne però nella terza e decisiva partita contro l’Ungheria dove nel primo tempo ispirò Nani per l’1-1 e poi realizzò per due volte il pareggio che permise al Portogallo di passare il girone. Da applausi fu la prima rete quando da un cross di João Mario anticipò Lang con un delizioso colpo di tacco che si infilò all’angolino diventando imparabile per Király. I magari tornarono in vantaggio ma pochi istanti dopo fu un suo portentoso colpo di testa a deviare in rete un traversone di Quaresma e con tre pareggi la squadra passò alla fase a eliminazione diretta. Il suo momento migliore arrivò nella semifinale con il Galles, quando in tre minuti distrusse le speranze della piccola nazione britannica. Da un calcio d’angolo di Guerreiro sfruttò ancora una volta la sua straordinaria elevazione per anticipare Chester e battere Hennessey, prima di dare a Nani la palla del raddoppio. In finale contro la Francia i suoi problemi muscolari tornarono a tormentarlo e dovette uscire dopo pochi minuti, ma anche senza di lui il Portogallo vinse e ancora zoppicante alzò al cielo di Parigi un memorabile titolo continentale.
Nove reti in ben ventun partite e quattro edizioni dell’Europeo fanno di CR7 uno dei due primatisti del titolo di miglior cannoniere della storia della competizione, ma quest’estate ha voglia di diventare l’unico per rendere ancora più iconica una carriera da leggenda.