Ci sono delle notti che cambiano per sempre la storia di una squadra, facendola passare da grande a leggendaria all’interno solo di un paio d’ore. Questo è in sintesi quello che accadde nell’aprile del 2010 quando Inter e Barcellona si affrontarono a San Siro per la semifinale di andata della Champions League, ma che tutti sapevano bene essere già l’atto più importante di tutto il torneo.

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I nerazzurri erano da anni i dominatori del calcio italiano e anche all’inizio dell’annata 2009-10 era considerati i più accreditati vincitori del campionato, ma ora la Beneamata voleva alzare il livello anche in campo internazionale. Nel girone iniziale venne inserita con i campioni d’Europa in carica del Barcellona, oltre che con i russi del Rubin Kazan e gli ucraini della Dinamo Kiev. Il piccolo girone d’andata fu tutt’altro che positivo, perché se il pareggio di Milano contro i blaugrana fu visto positivamente, lo stesso non si poté certamente dire per i due successivi con i tartari e soprattutto contro la Dinamo. Tre punti in altrettante partite obbligavano i ragazzi di Mourinho a vincere a Kiev, ma un vecchio cuore rossonero come Andriy Shevchenko trovò la rete del vantaggio che mandò in crisi il popolo nerazzurro. A salvare la situazione ci pensarono Milito e Sneijder a tempo quasi scaduto, regalando una vittoria importantissima ai fini della classifica e della qualificazione. La sconfitta al Camp Nou venne rimediata con il bel successo interno contro il Rubin firmato da Eto’o e Balotelli, portando l’Inter agli ottavi contro il Chelsea. I Blues erano una delle grandi favorite, ma Mourinho conosceva bene i londinesi e impostò meravigliosamente le due partite tanto da ottenere solo vittorie, prima con un 2-1 a San Siro e poi con lo 0-1 di Stamford Bridge, con Samuel Eto’o mattatore dell’incontro. Il quarto di finale fu sulla carta abbordabile e i russi del Cska Mosca vennero sconfitti sempre per 1-0, risultato che però non diede la reale dimensione del dominio interista che riuscì così a qualificarsi per le semifinali. Anche per il Barcellona il girone iniziale non fu proprio una passeggiata di salute e a mettere in seria difficoltà i catalani fu il Rubin. Il pareggio di San Siro all’esordio e il successo interno contro la Dinamo lasciavano tranquilli i ragazzi di Guardiola, ma i russi riaprirono i giochi andando a vincere per 1-2 al Camp Nou e pareggiando a Kazan e i cinque punti dopo quattro partite erano veramente deludenti. I blaugrana si ripresero nelle ultime gare vincendo in modo netto e dominante contro l’Inter e strappando nel finale a Kiev un 1-2 decisivo per il primo posto nel girone. I catalani sembrarono in grossa difficoltà anche agli ottavi di finale, soprattutto nella gara d’andata contro lo Stoccarda che passò in vantaggio con Cacau prima del pareggio provvidenziale di Ibrahimović. L’1-1 lasciava ancora tutto aperto in vista del ritorno, ma il fattore Camp Nou fu decisivo e con un rotondo 4-0 arrivò la qualificazione ai quarti per affrontare l’Arsenal. Il centravanti svedese fu ancora una volta decisivo con una doppietta in quel di Londra, ma i Gunners riuscirono a rimontare e pareggiare per 2-2. Nella gara di ritorno Bendtner diede speranza ai londinesi portandoli in vantaggio, ma quella era la grande serata di Lionel Messi che realizzò un poker memorabile che non lasciò spazio ad alcuna replica portando così i blaugrana tra le prime quattro del Continente.

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Il 20 aprile 2010 lo stadio Giuseppe Meazza si vestì a festa fin dall’inizio di quella memorabile giornata per provare a spingere la Beneamata a un’impresa che sembrava impossibile. La superiorità dei catalani vista nel girone era di quelle nette e che non lasciavano grandi possibilità di replica, ma nei mesi l’ossatura dell’Inter era profondamente cambiata. Addio al modulo a rombo per passare un nuovo e innovativo 4-2-3-1, con Samuel Eto’o relegato alla fascia destra e il neoacquisto di gennaio Goran Pandev prezioso collante tra attacco e difesa. Il duo di centrocampo era affidato alla mente e alla regia dei duo tuttofare Cambiasso e Thiago Motta, mentre in difesa Samuel e Lúcio erano ormai diventati una cosa sola. Il Barcellona si presentò senza Iniesta acciaccato, non certo un’assenza di poco conto, e venne sostituito dal sempre ottimo Seydou Keitá che completò il terzetto di centrocampo formato da Xavi e Busquets, mentre in attacco c’era il trio delle meraviglie formato da Messi, Ibrahimović e Pedro. I nerazzurri non erano più quella squadra intimorita della fase a gironi che sperava di non subire troppe reti dalla perfetta macchina blaugrana, ma partì fin dalle prime battute in modo aggressivo alla ricerca della rete. Il guardalinee fermò Milito lanciato da solo verso la porta per un fuorigioco quantomeno dubbio e lo stesso Principe non riuscì a ribadire in rete una corta respinta di Víctor Valdés su sinistro da fuori area di Eto’o. L’inizio sembrava essere più che promettente, ma al ventesimo Maxwell si involò sulla fascia sinistra saltando prima Cambiasso e poi Lúcio mettendo al centro una palla che arrivò perfettamente sul sinistro di Pedro che calciò al volo battendo Júlio César. In molti pensavano già che la partita fosse giunta a una svolta decisiva eppure la Beneamata non si diede per vinta e andò vicinissima al pareggio con Pandev che liberò Milito solo davanti a Valdés con l’argentino che allargò troppo il piatto destro sprecando una grande occasione. L’Inter stava giocando bene ma sprecava troppo sotto porta, fino a quando non arrivò la palla giusta. Eto’o lavorò un’ottima palla sulla destra e crossò al centro per Milito che arpionò la palla e da terra girò per Sneijder che di destro colpì al volo sul primo palo spiazzando il portiere catalano. Il pareggio diede coraggio non solo alla squadra ma anche a tutto lo stadio che tornò caldo come non mai e a inizio ripresa ecco la svolta. Pandev fece ripartire l’azione con una giocata da campione saltando secco Xavi e allargando per il Principe che aspettò l’arrivo di Maicon che come un treno stoppò e con la punta del piede destro mise all’angolino. Una rete splendida e un’azione corale a dir poco perfetta che ribaltava il risultato e il Barcellona era alle corde. Gli spagnoli si rendevano pericolosi solo da palla inattiva e un colpo di testa di Busquets da calcio d’angolo trovò prontissimo Júlio César nella respinta, ma il meglio doveva ancora venire. Thiago Motta fermò sul nascere la ripartenza catalana sulla trequarti e servì subito Eto’o che crossò per Sneijder che di testa servì Milito che dopo due assist e due gol sbagliati trovò finalmente il punto personale. Era il 3-1, il mondo era ai piedi dell’Inter che stava regalando un sogno a tutta la sua gente e ai suoi tifosi, ma la partita non era ancora finita. Messi calciò una gran punizione ma il portiere brasiliano volò all’angolino per deviare la conclusione e negli ultimi minuti fu Lúcio a sostituirsi al connazionale respingendo sulla linea il sinistro a botta sicura di Piqué. Al fischio finale di Benquerença poté finalmente partire la festa che divenne completa otto giorni dopo quando la sconfitta minima per 1-0 al Camp Nou valse comunque il passaggio del turno.
Un mese dopo l’Inter andò a vincere a Madrid la Champions League contro il Bayern Monaco, ma nulla valse come quella storica vittoria sui campioni d’Europa che già dalla stagione seguente sarebbero tornati in vetta al Continente. Una vittoria inattesa, una rimonta da sogno, la caduta degli dei e l’apice di una carriera ed è anche grazie a questo e molto altro che nasce una “Partita leggendaria“.